
MINICROSS E DINTORNI
Ricordo con piacere quell’uomo grosso che stringeva tra le mani la bandiera tenendola all’ingiù. Ci guardava con fare sospetto facendo attenzione che i più furbi non anticipassero il via. Il suo umore poteva influenzare il risultato della nostra gara. Per partire bene dovevamo interpretare ogni suo movimento con una frazione di secondo di anticipo. Poiché quando la bandiera si sollevava andando a puntare dritto verso il cielo, noi che stavamo vicini ed allineati dietro alla striscia bianca disegnata a terra, eravamo autorizzati a mollare i freni e dare tutto gas. Il cancello di partenza arrivò solo più tardi…
Il minicross era anche questo, ve lo dice chi lo ha visto nascere, a metà degli Anni Settanta, e crescere di lì a poco. Ho infatti avuto la fortuna di scoprire questo sport ereditando la passione di un genitore che ha dato al figlio quello che evidentemente lui non aveva potuto avere. Negli anni in cui la specialità non era regolamentata da alcuna Federazione e l’attività si sosteneva perlopiù sulle iniziative dei Motoclub più intraprendenti e lungimiranti.
Da quegli anni ne è passato di tempo ma indubbiamente molti dei problemi che condizionavano quei fine settimana sono rimasti.
Di confronti animati tra padri e figli, tra padri e padri, tra madri e padri (invertendo le posizioni il risultato non cambia) il minicross ne ha collezionati di ogni genere. Le emozioni talvolta irrefrenabili dei genitori hanno molto spesso acceso conflitti fuori e dentro le piste. Ieri come oggi, anche se attraverso quelle istituzioni che puniscono chi non regolarizza come deve un’iscrizione, o chi arriva con ritardo ad un preparco, è lecito auspicarsi maggior fermezza e rigore. E’ chiaro che attraverso decisioni apparentemente impopolari a pagare alla fine è sempre il bambino, penalizzato in tutti i modi dall’atteggiamento indecoroso di un padre. Ma, se il problema c’è, va affrontato e risolto.
Leggo nel comunicato datato 18 giugno che l’avvocato Antonio De Girolamo ha inviato al Tribunale dei Minori di Venezia una segnalazione relativa ad un fatto avvenuto durante una gara di minicross in programma a Mantova. Stando a quanto riportato nel documento redatto dal Commissario Delegato, un genitore avrebbe aggredito il proprio figlio al punto che il bambino avrebbe chiesto aiuto a quanti lo attorniavano. E’ una vergogna!
Ho passato quattro quinti della mia vita su un campo da cross, ma grazie a mio figlio ho anche la fortuna di vivere una straordinaria esperienza di vita. Quanto poc’anzi denunciato imbarazza ed offende genitori, appassionati e addetti ai lavori.
Cito allora le poche note che Luca Zanichelli ci ha inviato in redazione. La lettera che trovate pubblicata nelle pagine riservate alla posta è uno straordinario messaggio che un giovane appassionato rivolge al padre. Un ringraziamento per averlo portato a conoscenza di uno sport, il motocross, che tanto gli ha dato. E allora salvaguardiamo i valori di questo sport. Cominciando proprio dall’attività di base.
Quanto denunciato imbarazza ed offende
EDOARDO PACINI










