FMX A QUALE COSTO?
Attribuire un senso al freestyle diventa un esercizio mentale piuttosto difficile quando devi stare a scrivere che un ragazzo di 24 anni ha perso la vita perché ha deciso di saltare con la testa all’ingiù.
Ho sempre considerato la moto come uno straordinario attrezzo capace di far vivere emozioni forti: la competizione, la ricerca della prestazione, il confronto.
Alle rivoluzioni tecniche del mezzo meccanico ha corrisposto lo sviluppo della guida come logica conseguenza di un processo evolutivo finalizzato a migliorare il risultato. Senza alcun limite se non quello imposto da restrizioni regolamentari di eterogenea natura.
La sfida con l’avversario e con il cronometro, con chi ti sta davanti o chi invece dietro. O ancora in maniera decisamente più semplicistica con se stessi: gratificazione personale.
Perché scrivo queste cose? Per il semplice motivo che non riconosco al freestyle gli stessi contenuti sportivi (nonostante il titolo mondiale targato FIM) che sono la prerogativa di tutte le altre discipline motoristiche a due ruote. Dove corri e ti misuri con l’obiettivo di essere più veloce possibile, il più forte.
Il confronto in rampa non è con l’avversario ma contro le severe leggi della fisica che sino a quel tragico sabato Jeremy Lusk aveva sfidato con successo prima che uno schianto pauroso gli togliesse la vita.
Si poteva evitare? Forse, ma scriverlo ora serve solo a far crescere il rammarico.
Per quanto bravi e creativi possano essere, i ragazzi del freestyle hanno raggiunto quel limite che sta scritto nell’impossibilità di andare oltre. Cosa può esserci dopo l’azzardo del doppio backflip? Cosa dovranno ancora inventare per stupirci? E quand’anche il più difficile (perché più pericoloso) dei trick diverrà alla portata di tutti, cosa si dovrà cercare di nuovo per evitare che la ripetitività del gesto (già oggi un grosso problema del freestyle) non finisca per rendere noiosa la disciplina?
Penso al motocross, all’enduro, a qualsiasi delle discipline di cui parliamo e non riesco a pormi limiti. Guardo con preoccupazione al freestyle e non vedo via d’uscita perché il limite del buonsenso è stato raggiunto e forse superato. Applaudivamo McGrath per quello che oggi è considerato uno degli esercizi più banali: il nac nac. Ora pare non bastare nemmeno il backflip in tutte le sue varianti. E ciò dovrebbe far riflettere.
Penso al freeride, un modo diverso di intendere la moto, una declinazione del freestyle che può avere una sua logica come libera interpretazione del fuoristrada, espressione di creatività concessa da paradisi naturali come quelli di Ocotillo in California. Alla stregua del fuoripista con lo snowboard, del surf o del windsurf, trovo nel freeride quel senso che non riconosco al freestyle.
Lo sport del fuoristrada è quello che comincia dietro ad un cancelletto di partenza o ad una fotocellula. E’ quello che fai cercando l’equilibrio in una zona dove l’equilibrio non c’è. E’ infine una moto per traverso che con il copertone scrive sull’asfalto. Jeremy Lusk lo sapeva bene.
Ci vediamo a Faenza il 29 marzo a tifare Philippaerts e Cairoli.
EDOARDO PACINI
NEWS
- Lutto nel motocross: è scomparso Andrea Barbieri06/10/2026
- Prova di campionato regionale a Bosisio Parini05/10/2026
- Alla Malpensa si premiano i nuovi campioni regionali05/10/2026
- MXoN Ernée 2026: il Belgio torna sul tetto del mondo, Italia sesta04/10/2026
- MXoN Ernée 2026: Febvre vince Gara 1, Forato sesto. Spagna al comando04/10/2026
- MXoN 2026: Italia 28ª nel ballot di Ernée02/10/2026
- Motocross delle Nazioni 2026: dove vederlo in TV e streaming in Italia02/10/2026
- Cooper Webb debutta al Nazioni con Husqvarna!01/10/2026










