Vincenzo Mazzi si è spento nel pomeriggio del 7 aprile per le complicazioni sopraggiunte ad un intervento chirurgico.
In quasi 50 anni dedicati al motociclismo, “Enzo” ha ricoperto vari ruoli in seno alle federazioni. Per la FMI è stato Segretario Generale ininterrottamente nel ventennio 79-99; ha partecipato attivamente alla nascita della UEM dove è stato Segretario Generale fino al 2006, anno in cui è stato eletto Presidente. Due i suoi mandati.
Aveva annunciato che il prossimo luglio nel Congresso di Cracovia avrebbe rinunciato alla carica per lasciar spazio a “forze fresche con nuove idee e maggior entusiasmo…”.
Così aveva dichiarato.
CIAO ENZO…
HO CONOSCIUTO VINCENZO MAZZI NELLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI 80.
A quel tempo provavo con alterna fortuna a fare di una passione condivisa in famiglia una professione vera e propria. Mi dividevo tra gli studi ed il manubrio e se oggi mi ritrovo a far questo mestiere è perché molto probabilmente il mio rendimento in pista non raggiunse i livelli di sufficienza. Risultati che, fortuna mia, ho ottenuto tra i banchi di scuola…
Il mio periodo “buono” è stato quello in cui le Federazioni Nazionali avevano un ruolo centrale perché ancora poco delegittimate dalle società di promozione e gestione immagine a cui la Federazione Internazionale ha affidato una dopo l’altra tutte le discipline.
Erano gli anni in cui il cammino che ci portava ad indossare una maglia azzurra per correre una gara internazionale o un Gran Premio, era scandito dalle buone prestazioni ottenute nelle categorie minori o nell’attività territoriale.
I commissari tecnici (Ostorero, Mercandelli e Gulmanelli) riferivano a Bruno Comanducci che dialogava con gli uffici di competenza della Federmoto.
In ultima analisi ci si scontrava con un “macro problema” allora ci pensava il Segretario Generale.
Il “mio” Segretario Generale è stato Vincenzo Mazzi. Ed io insieme a molti altri giovani piloti abbiamo apprezzato il senso pratico di un uomo di sport che pareva nato per le istituzioni.
Dietro alla commozione della telefonata che mi ha annunciato la sua improvvisa scomparsa c’è il piacevole ricordo di quel giorno…
Ricevetti la convocazione per uno stage di sette giorni in Cecoslovacchia (ora si parla di Cekia e Slovacchia…).
Avevo poche ore di tempo per organizzare la trasferta. Nel weekend di gara venni informato di quell’impegno… Il lunedì successivo la carovana sarebbe partita per Loket.
Avevo poco tempo… Non avevo il visto sul passaporto!
Massimo Adiutori e Vincenzo Mazzi si presero a cuore il mio problema.
Il lunedì mattina presi il primo volo per Roma. Arrivai nella Capitale dove mi aspettava l’auto blu della FMI. Non ricordo se passai prima negli uffici del CONI, in quelli della Federazione Motociclistica Italiana o all’Ambasciata Cecoslovacca. Sta di fatto che nel primo pomeriggio di quel lunedì ripresi il volo per Milano con il passaporto vistato. In serata partii per Loket…
Vincenzo Mazzi non era solo un uomo pratico.
Era soprattutto dotato di intelligenza e grande cultura, qualità queste che ho apprezzato solo molto più tardi, quando cioè il mio iter professionale mi ha riportato a condividere spazi e tempo con lui.
Conosceva le logiche e le dinamiche che animano il Palazzo, si muoveva tra le Federazioni (Italiana, Europea, Internazionale) con una disinvoltura imbarazzante. Era fatto per quegli uffici, per i quali dimostrava passione.
Il nostro ultimo incontro di lavoro è stato in un Congresso della UEM, la Federazione Continentale di cui è stato padre fondatore oltre che apprezzato Presidente.
Per quasi mezzo secolo è stato coinvolto nel mondo delle due ruote.
Mi mancherà, credo mancherà a molti.
EDOARDO PACINI













