Quella che avevo con Benedetto Cairoli
non era un’amicizia intima e profonda.
Quella che avevo con Benedetto era molto
semplicemente una conoscenza.
Mi piaceva di lui il modo in cui mi
rivolgeva il saluto: una parola, una smorfia
che gli increspava il volto, eppoi la stretta di
mano sincera di un uomo vero, onesto.
Lo conoscevo appena, ma mi piaceva.
La prima volta che lo incontrai,
Antonio era ancora una giovane promessa.
Di quel papà, che ora non c’è più,
conservo il ricordo di una persona
rispettosa e riservata.
Coraggio Tony!
Pochi ma buoni o pochi e basta?
MXGP, Enduro, Supermoto alla stregua di “riserve”: territori destinati all’occupazione da parte di un numero ben definito di eletti. Conto pochi, pochissimi piloti che, raggiunta la “riserva”… difendono legittimamente il loro status fuori e dentro le gare sulla base di logiche piuttosto diverse rispetto a quanto avveniva in passato.
E mi chiedo: che succede ai nostri Mondiali? Perché sono così poco interessanti?
Si parla di numero chiuso, iscrizioni in taluni casi molto costose, premi gara inesistenti e calendari insostenibili perché i soldi son finiti…
Avete visto quanti sono i piloti che schierano a fianco di Antonio Cairoli in un Gran Premio? Pressappoco quelli che si contano in una finale di Supercross (ventidue…), a cui si arriva al termine di una selezione che passa attraverso heat, semifinali e recuperi vari. Per inciso: vincere una finale SX vale indicativamente 10mila dollari…
L’elenco iscritti alla prima prova di National in programma a Glen Helen contava 84 piloti nella 450 e 74 nella classe 250. Il cancelletto di partenza non garantisce il posto a tutti. La selezione la fa il cronometro. Quindi, pascolare in pista… non si può, ma al contrario occorre dare gas. Altro che posto in griglia assicurato. C’è qualcosa di più democratico?
Il Cross Mondiale sta andando nella direzione di sport del motore ben più popolari, dove c’è un sistema che attraverso una severa scrematura ha premiato palmares, storicità, e garanzie economiche delle squadre prima che il talento del pilota.
CI PUÒ STARE, MA LA VOLONTÀ DI FARE SELEZIONE HA SVUOTATO LA MXGP.
ENDUROIl Campionato del Mondo oggi può contare su un numero di partenti dignitoso se considerato nel complessivo (E1 più E2 più E3), ma rispetto al passato il calo è evidente.
Nel paddock però si fa un gran discutere sulla sostenibilità di una trasferta oversea (per un solo Gran Premio, quello del Messico) sapendo che a calendario c’è poi una Sei Giorni da correre in Argentina. Le risorse non sono illimitate, è vero che andare in Sudamerica dà maggior significato al Mondiale, ma qualche considerazione sul conto economico andrebbe fatta.
SUPERMOTONel tempo non vi è stata la nascita del fenomeno motard inteso come movimento: la moto da bar/scuola/gita. Inoltre, il percorso verso la professionalizzazione della disciplina ha generato uno scollamento con gli appassionati. Sembra un paradosso ma è così. Non essendoci un’attività di base consolidata, negli anni c’è stata sovrapposizione di campionati e dei suoi protagonisti.
Il torneo iridato (la S1 in Romania contava 12 partenti…) ha inoltre preso la direzione della performance estrema spaventando un gruppo importante di piloti che ha ripiegato verso l’Europeo.
Ma l’ambizione massima non dovrebbe essere quella di correre il Campionato del Mondo? Intanto in Francia, se corri e vinci una gara del torneo nazionale metti in tasca 400 euro. Pochi? Meglio di niente.
Ci si vede a Maggiora.
Edoardo Pacini
direttore responsabile













