SPOT… Se state leggendo questa pagina
significa che in edicola ci siete già
stati. Fate allora uno sforzo e tornateci.
Se almeno il vostro interesse per il
mondo moto non si limita al
fuoristrada. Da inizio luglio, potete trovare
ABOUT BMW powered by
MOTORRAD, il bimestrale che si rivolge
ad una categoria di motociclisti ben
definita. Il “biemvuista” declinato in
tutte le maniere.
La nuova rivista tocca temi cari a chi
ha la passione per il boxer: interviste,
turismo, special e le prove realizzate da
MOTORRAD, l’autorevole magazine
tedesco che vanta più di cento anni di
storia. ABOUT BMW, poi ditemi che ne
pensate.
SICUREZZA Un tema caro ma…
C’è un dato preoccupante che fa riferimento al numero degli infortuni, una costante che caratterizza l’attività di vertice di qui e di là dell’Oceano.
Quanto succede nel Campionato del Mondo di Motocross trova riscontro negli Stati Uniti, dove con la doppia stagione
(Supercross più National) crescono in maniera esponenziale le possibilità di finire in sala gessi: maggior frequenza, più alto il rischio di incidenti.
Che i nostri siano sport ad alto rischio lo abbiamo scritto in tutte le maniere, ma credo che l’aspetto della sicurezza resti comunque un argomento poco considerato.
All’incremento prestazionale delle moto, i piloti hanno risposto adeguando la loro preparazione atletica e migliorando la tecnica di guida. In ultima analisi chi gestisce gli impianti ha rimodellato i tracciati per quel che poteva.
Di lì in poi non credo si sia fatto molto per perseguire l’obiettivo di ridurre il rischio di infortuni. Per ignoranza diffusa e per mancanza di cultura.
Se i piloti non hanno la capacità di mettere a fuoco il problema, le istituzioni non mi sembra facciano molto di più.
Ed intanto siamo di fronte ad una disarmante immobilità.
Siamo capaci di investire tempo e risorse per ridurre di un decibel la rumorosità di scarico e per contro non riusciamo a sviluppare pensieri legati alle protezioni, ai regolamenti, alle piste e a tutto ciò che potrebbe ridurre il rischio di infortuni.
IL PARADOSSO. E’ normale consentire a piloti di correre in t-shirt (freestyle) o con una maglia che protegge quanto un tatuaggio? Non scherziamo dai…
Poi arriva l’incidente grave, quello che induce alla riflessione. E di fronte al dramma, ci si nasconde dietro a frasi di circostanza o a parole come fatalità e sfortuna.
Dove si corre a 300 Km/h quando il pilota tocca terra la tuta si gonfia come un pallone grazie a dispositivi attivi e/o passivi che in ultima analisi indicano quanta e quale sia l’attenzione riposta nel tema della sicurezza .
Arriveremo mai a certe cose?
Penso a Joel Roelants nel sabato di Maggiora. Quella caduta ed il rischio (l’ennesimo) di tetraplegia. Fermiamoci a riflettere. Il primo segnale dovrebbe arrivare dai piloti più rappresentativi. Anche attraverso azioni di lobby.
L’inadeguatezza dell’abbigliamento tecnico è fin troppo evidente.
Tre quarti del Gran Premio di Maggiora sono stati trasmessi live da Italia1. Si è parlato di un’audience importante. Si è parlato di un pilota, Roelants, seriamente infortunato.













