Daytona, basta la parola! Impossibile non iniziare la nostra disquisizione settimanale senza affrontare i cambiamenti che hanno stravolto il format della gara più dura ed atipica della stagione Sx. Normalmente una finale in questo tracciato era per i piloti un massacro da 30 minuti. Il tempo medio sul giro superava abbondantemente i 90 secondi ed i piloti in pista erano trenta. La manuntezione della pista non esisteva. Le condizioni del terreno durante il main event della 450 erano terrificati. Un inferno di sabbia da affrontare a velocità immensamente superiori rispetto allo standard. Adesso è tutto cambiato, volendo plafonato allo standard del campionato. 22 piloti in pista e main event da 23 minuti scarsi. Unica assonanza il mutare ad ogni giro delle traiettorie ottimali. Meglio? Peggio? non so valutare; forse per lo spettacolo abbiamo fatto uno scatto in avanti. Certamente abbiamo perso un altro tassello peculiare nella nostra personale collezione delle cosechecicicordanoognigiornoperchesiamoappassionati!
Qualche dubbio su chi merita l’apertura? Anche no! Ryan Dungey alla prima vittoria assoluta a Daytona. La metamorfosi è completa. Osservate attentamente il video della gara. Noterete un ulteriore step per il pilota KTM. Vi suggerisco qualcosa? Allo start spunta bene, tutto il gruppo spinge verso l’esterno. Lui no, stacca prima, viene risucchiato dal gruppo ma dopo la prima curva è secondo alle spalle di Short. Nelle 7 tornate seguenti, dietro a Shorty, ha tempo per capire il mutare veloce della pista. Il suo tempo è costante nonostante reinterpreti ogni giro il layout della pista. In sella è posizionato diversamente rispetto alla scorsa settimana. E’ molto più avanzato. Non fa un massiccio uso di freni e frizione. Lascia scorrere la moto non solo in curva ma soprattutto nelle buche, nelle waves, nei canali. La combinazione tra l’interpretazione costante della migliore traiettoria e l’uso smooth della sua KTM si traduce in una velocità che lo accompagna per tutta la durata della finale. Non forzare sulla moto gli permette di non affaticarsi e di ‘danzare’ nella sabbia tra canali, buche ed ostacoli. Vi ricorda niente queste tecnica? Il nostro Tonino nazionale come guida nel sabbione olandese? ah!! Ora è tutto più chiaro? Un esempio cosi da rendere più chiara la splendida esecuzione tecnica di Ryan. Il tratto delle waves dove Tomac ci ha deliziati con dei monoruota da pelle d’oca. Controllate cosa ha fatto Ryan quando ha passato Short. Molto meno di effetto ma per chi lo nota quasi da orgasmo! Adesso la pratica campionato è sostanzialmente conclusa. I 40 punti di vantaggio con sette prove alla conclusione non sono rassicuranti, sono una certezza. Complimenti davvero al biondo soprattutto da chi, come il sottoscritto, lo aveva stroncato nelle prime gare. Semplicemente BRAVO!
Eli Tomac un talento cristallino. A Daytona era in botta e nonostante una partenza in 8° posizione ha terminato sul secondo gradino del podio. Ha indubbiamente beneficiato di qualche regalo da parte di chi lo precedeva (leggasi scivolate) ma il risultato è ampiamente meritato. Il passaggio ripetuto sulle waves in monoruota (video sopra) ha mostrato esattamente il potenziale per ora inespresso del pilota Honda. Molto meno preciso di Dungey, più di una volta si è perso l’appoggio sulle pedane in uscita di curva. Certo che vederlo sempre aggrappato al gas ovunque è stato uno spettacolo. Notizia di queste ore il passaggio nel 2016 (questo l’approfondimento LINK) a Kawasaki. Anche per lui è terminata la rincorsa al titolo Sx 2015. I punti che lo dividono dal capoclassifica sono un gap impossibile da recuperare. Una posizione finale sul podio diventa ora il target minimo per un pilota indicato come un candidato alla conquista del bersaglio grosso. SPETTACOLARE!
Ma che bella sorpresa è Blake Baggett! Nel tracciato con caratteristiche più outdoor del torneo Sx si è accesa la sua stella. Anche nella lunga militanza nella classe 250, il fantino della Suzuki ha ottenuto nel campionato National i migliori risultati. A Daytona ha fatto il compitino perfetto. Partito bene ha atteso gli eventi pascolando nel gruppo di testa per poi alzare il ritmo e concludere a podio. Estremamente pulito nella guida e attento nella scelta delle linee, ha intelligentemente guidato su traiettorie non devastate ed ha approfittato degli erorri altrui. Ha entusiasmato? No non ha entusiasmato con la sua gara ma la classifica ci racconta che ha conquistato il primo podio in carriera nella 450 ed è ottavo nella assoluta a solo 5 lunghezze dal quinto posto di Chad Reed. TENACE!
Seely, Reed, Canard e Peick. Gran gara per Cole Seely. Ha grinta il ragazzo ed un potenziale che ancora non ha completamente espresso. Ha rimontato bene fino a che non ha impattato sul ‘muro’ Dungey. Nel contatto la colpa dell’accaduto è sostanzialmente della pressa al lato della pista che è rimasta agganciata alla moto di Cole. Probabilmente senza questo sfortunato inconveniente Seely sarebbe rimasto in piedi e avrebbe terminato a podio.
Chad Reed, che dire. Strano molto strano. Risolti i problemi di feeling con la sua moto, Skippy adesso è perfomante. Dimagrito, reattivo con un stile che a tratti evidenzia la sua età ma sempre tremendamente efficace. Lasciano quindi perplesso due errori conseguenti e simili per dinamica. La caduta di Atlanta sicuramente un errore banale ed evitabile. A Daytona solo sfortuna nel tentativo di sorpasso su Short. Ha cambiato traiettoria ed il canale che ha scelto non ha retto e si è appoggiato a terra. Magari se avesse avuto pazienza per qualche decina di secondi avrebbe potuto valutare meglio lo spot dove sorpassare un Andrew Short ampiamente scoppiato…Trey Canard continua ad alternare prestazione ineccepibili a gare incolore. Definire anonima la sua condotta a Daytona non è forse politicamente corretto ma onestamente in Trey sono riposte le ultime speranze per non rendere noioso questo finale di stagione. Ha tutto quello che serve per tentare di contrastare il rullo compressore arancione. Transitare al primo giro in 21° posizione non è esattamente il modus operandi corretto per tenere viva la speranza. Ultimo di questo gruppo Peick. Weston ha un problema ad un ginocchio ed è tutto meno che preparato per resistere 20 minuti fullgas. Per cui è giusto dare merito alla sua azione nei primi giri cosi come è comprensibile lo scadere della sua prestazione da metà gara in poi. Un particolare che però mi ha fatto pensare e come tutti, e ripeto tutti, i piloti in pista quando incrociano la traiettoria in pista con il pilota Yamaha improvvisamente diventano molto più duri. Sarà una conseguenza della delicatezza di Peick quando approccia il sorpasso nei primi giri? 😉
Ultime parole per Ken Roczen. Che peccato, non ha retto la pressione. Ha peccato di presunzione ed ha pensato di poter gestire in completa autonomia tutti gli aspetti della sua carriera. Non è stato neanche aiutato dalla sua squadra che lo ha allontanato dai consigli di Aldon Baker. E’ notizia odierna (LINK) che il riacutizzarsi dell’infortunio patito con la caduta di Atlanta, lo ha costretto allo stop. Tre gare fuori ed addio ai sogni di gloria. Tutto rimandato al campionato outdoor per tentare di recuperare una stagione sicuramente sotto le aspettative.
Ci sentiamo dopo Indy.
Tra sette giorni repliche & eventuali.
F@b
Questi i nostri contatti, FOLLOW US ON
tempo di lettura 7 minuti
(Image Feld-FOX, SupercrossLIVE, profile B.Baggett, Ryan Dungey, )



















