Glen Helen, ovvero quell’immenso parco giochi per fuoristradisti in socal, che rappresenta uno degli appuntamenti leggendari della serie outdoor stelle e strisce. Pista senza compromessi, perché è cosi che si fa negli USA; c’è il campionato indoor con le serie di ritmiche infinite e intricate e c’è il motocross tradizionale, quello vero, dove la prima potrebbero smontarla, la seconda serve solo a partire e le altre tre a fare della gran velocità su terra battuta per un giro infinito, dove il più lento dei piloti professionisti arriva a girare a un pelo dai tre minuti, un’eternità, se paragonati ai tempi medi delle piste moderne del nostro mondiale. Poi ci sono le salite e le discese infinite e i salti da cuori impavidi, come il triplo Red Bull che sparava i piloti a quote siderali.
Bene, su cotanto palcoscenico, è andata in scena la seconda prova di un campionato che sembra decisamente nato all’insegna di un Roczen che sta proseguendo nella serie di risultati positivi con i quali ha terminato la serie indoor. Il tedesco appare in uno stato di forma e convinzione superlativa ed ha un solo antagonista, quel Ryan Dungey vincitore del campionato supercross, che però non sembra in grado, attualmente, di contrastare seriamente il pilota Suzuki ma solo di approfittare di suoi eventuali errori o disavventure.
Ed infatti Dungey in Moto1, dopo essere stato in testa per quasi metà gara ed essere stato poi superato e staccato da Roczen, ha poi approfittato del decisamente inconsueto problema tecnico che afflitto la Suzuki di Kroc, andando a vincere una frazione che appariva ormai compromessa. A due giri dalla fine le forcelle di Roczen hanno ceduto, costringendo il pilota a guidare con le sospensioni anteriori ‘a pacco’ su questo ‘scherzetto’ di tracciato; effettivamente vedere Ken continuare a spararsi comunque dei doppi con la moto in quelle condizioni, fa davvero ridere pensare a noi piloti della domenica che stiamo lì a disquisire delle ore nei box sul click in più o in meno da dare alle sospensioni.
Il problema è stato poi chiarito in un comunicato stampa del team RCH che, sollevando KYB da qualsiasi responsabilità, ha imputato il malfunzionamento al cedimento di una modifica effettuata internamente pare per creare una sorta di acquisizione dati sulle forcelle. Chiaramente una disdetta, a gara praticamente finita, che ha costretto Ken a rallentare e perdere progressivamente posizioni concludendo al quarto posto; ben diversamente è andata Moto 2, iniziata e conclusa al comando con quasi venti secondi di vantaggio su Dungey.
La classifica rimane comunque cortissima, con i primi due separati da soli due punti grazie all’incredibile regolarità di piazzamenti di Dungey e diciamocelo, all’assoluta incapacità mostrata dagli altri attori del campionato di potersi inserire nella lotta di vertice.
Già gli altri…..per intenderci, Eli Tomac che è salito sul terzo gradino del podio, si è preso trentaquattro secondi in Moto1 e ventotto secondi in Moto2 dai rispettivi vincitori, distacchi abissali, pensando solo ad esempio a quanto sono combattute le gare della ‘nostra’ MXGP.
A movimentare la ‘retroguardia’ c’è sempre il solito Anderson comunque, che con la sua guida dinocolata con la quale continua a sfidare impunemente tutte le leggi della fisica e le sue partenze sempre un pelo infelici che lo costringono a infinite rimonte, riesce sempre a trovare il modo di divertire lo spettatore e di agitare il suo box.
Prossimo giro Thunder Valley e visto che anche quest’anno prosegue la querelle del premio a tema, dopo il cinturone di John Wayne di High Point e l’espansione (rigorosamente due tempi) di Glen Helen, chissà cosa scaturirà dall’inesauribile immaginazione degli organizzatori.
A rileggerci dal Colorado
Massimo Bonardi
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(Image S.Cudby, Glen Helen Raceway, )


















