Midweek: Red Carpet
di Edoardo Pacini
E poi c’è il Camping World Stadium, ci sono migliaia di persone, c’è un cluster straordinario che fa ancor più stretta la passerella rossa che veste il rettilineo di partenza. Sugli spalti e poi giù dentro la pista tutti si aggrappano a lui per quegli ultimi venti giri che si correranno di lì a poco. L’auspicio è che faccia una di quelle cose che da sempre gli riescono maledettamente bene: guidare. La fortuna del Supercross dipende ancora da un “vecchio” signore del manubrio. Ricky Carmichael resta il padrone delle emozioni. Ci sono storie e ci sono luoghi che fanno nascere le storie. Orlando è uno di quelli perché è proprio in Florida che si consuma l’ultimo atto d’amore tra un Campione e la sua gente. E’ la notte delle note: tristi ma pregnanti. Chi conosce il Supercross conosce… le dinamiche che caratterizzano la cerimonia di apertura. Ma quella volta c’è qualcosa di diverso, a luci spente poco distinguibile.
Al crepuscolo, nel video wall arrivano i primi frame. Sono le immagini di un bimbo in sella. Ha soli cinque anni ma i tratti somatici sono facilmente riconoscibili. Il tributo è preparato con cura e attenzione. Per questa ragione è emozionante e coinvolgente. Rick e Jeannie (papà e mamma…) sfogliano l’album dei ricordi e lo consegnano al mondo: la prima moto, una Yamaha 50 Tri-Zinger con la quale corre la prima gara; le stagioni nel minicross, quelle che successivamente lo porteranno al primo dei suoi numerosi record. A soli 16 anni, un giovanissimo Carmichael conta 67 titoli nazionali amateur.
Quando la voce roca dello speaker pronuncia il suo nome, (R-r-r-r-r-r-i-c-k-y… C-a-r-m-i-c-h-a-e-l-l-l-l-l), il Campione si indirizza sul lungo tappeto rosso ai cui lati sono schierate tutte le squadre: piloti, meccanici e team manager in rigorosa tenuta corporate. Carmichael si commuove. Sipario. Carisma, talento, ispirazione: il più iconico e vittorioso pilota d’America dice basta. E tra un saluto e l’altro incrocia la mano dello storico rivale dell’altra metà del mondo: sua maestà King Stefan Everts.
Orlando, 24 marzo 2007. Il bello di poter scrivere: quella notte io c’ero.
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(Image courtesy S.Cudby)















