Solo Ricky
di Fabio de Lorenzo
Nel 2005 avevo pianificato con meticolosità la mia trasferta da inviato per il Nazioni di Erneè; ero arrivato con qualche giorno di anticipo con il preciso intento di intercettare la squadra americana durante una seduta di allenamento; era filato tutto bene fino al termine della giornata di qualifiche. La mattina seguente, appena sveglio, saltai alla finestra per verificare se quello che avevo intuito durante la notte, corrispondesse alla verità. Un secondo e dentro di me partì una sequela di improperi infinita! Era tutto allagato ed il cielo era decisamente minaccioso.
Avevo lasciato lo splendido catino di Erneè baciato da una meravigliosa giornata di sole e dalle emozionanti heat di qualifica che solo un Nazioni degli anni migliori poteva regalare. Durante la notte il meteo non si era risparmiato ed il solo pensiero delle condizioni in cui poteva versare il tracciato, mi provocava quasi un fastidio fisico. Giunto velocemente al paddock, ho trovato la situazione che mi ero immaginato. Un delirio di fango e acqua che comunque non aveva scoraggiato una folla immensa che, fin dalle prime ore del mattino, aveva preso posto sugli spalti naturali.
La sfida era di quelle stellari; da una parte i padroni di casa con una formazione fortissima composta da Pichon, Vullemin e Tortelli, dall’altra il Dream Team americano capitanato da lui, il pilota più forte del mondo, Carmichael affiancato da Windham e Tedesco. Ci sono gare che scrivono la storia e soprattutto piloti che lasciano segni indelebili in queste occasioni. Ricky è sempre stato nel mio cuore; con lui la mia imparzialità dettata dal mestiere che pratico, è sempre venuta meno. Un uomo non toccato dalla mano di un dio ma capace di costruire una carriera straordinaria sulle proprie capacità di perseveranza.
La domenica mattina, i primi piloti a varcare il cancello della pista, sono stati i ragazzi della finale B per il warm up. Uno spettacolo impietoso rispetto a quanto visto solo poche ore prima. Il fondo pesantissimo e i lunghi lanci disseminati sui ripidi saliscendi mietevano vittime in stretta sequenza. Il quasi impossibile doppio salto, posto esattamente sulla discesa più veloce del tracciato, ridotto a due ostacoli… Con queste premesse e partendo dal presupposto che nonostante la nomenclatura da gara B, si trattava comunque di piloti da mondiale, già mi immaginavo di aver perso l’occasione per godermi il confronto tra le due scuole; sbagliavo…
Appena entrò in pista Carmichael, con il suo bellissimo completo Fox, mollai la presa sulla reflex per seguire con lo sguardo il suo primo giro. Parte bassa, curva, controcurva e prima infinita salita per arrivare nella zona alta, tutta percorsa rigorosamente in piedi con un filo di gas. Ennesima curva stretta, cinque-sei metri di lancio e poi l’impossibile doppio in discesa.
Nel silenzio quasi irreale di un’arena gremita da migliaia di spettatori, si stagliò netto il rumore del motore della Suzuki 450, quasi violentata dall’aggressività di Ricky. Una frazione di secondo tra incredulità mista a stupore, e The G.O.A.T volò lunghissimo sul doppio con la moto parallela al terreno salutando il pubblico. Era il primo giro… Sipario, silenzio e poi un boato che al solo pensiero, ancora mi fa accapponare la pelle. Il resto è storia; gara dominata senza mai lasciare alcuna speranza agli avversari e confronto diretto con l’unico rivale degno del suo blasone, Stefan Everts, vinto a mani basse.
A fine gara il giusto tributo da parte delle decine di migliaia di spettatori che forse, senza rendersene conto, hanno avuto la fortuna di ammirare un ragazzo che ha segnato la storia del nostro sport.
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(Image courtesy Geoff Meyer-S.Cudby)















