Un uomo solo
di Fabio de Lorenzo
Veloce, velocissimo, ancora capace di gesti tecnici inavvicinabili dai suoi avversari ma con un punto debole troppo invalidante per tentare di aggiungere l’ultimo trofeo che manca al suo palmares. È molto probabile che nella terza notte di Atlanta, l’ultimo confronto perso con Webb, abbia messo la parola fine alle speranze di Roczen, che inspiegabilmente continua ad evitare qualsiasi scontro ravvicinato con l’avversario. Era oggettivamente improbabile perdere la vittoria dopo una partenza perfetta ed un vantaggio abissale conquistato cesellando curve e volando sul lunghissimo tratto delle whoops. Eppure, non sono stati sufficienti oltre 12 secondi di vantaggio che si sono volatilizzati dopo un piccolo errore avvenuto a pochi minuti dal finish line. Un errore veniale che ha lasciato la sua moto accesa e che non gli ha fatto perdere molto tempo.
Però qualcosa si è infranto nella sua perfezione e tanto è bastato a Webb che si è avventato su KRoc nello spazio di qualche secondo, nonostante una moto che non era palesemente in grado di aiutare la sua azione fin dalle prove della mattina. Roczen non solo non ha opposto resistenza ma ha imboccato una linea larghissima lasciando un varco immenso all’avversario che non si è fatto scrupoli ad inserirsi nella traiettoria. Gli ultimi istanti di gara ci hanno narrato di tre curve disperate percorse ad una velocità assurda che ovviamente non sono bastate per tornare davanti a Webb che ha chiuso con tanto mestiere, ogni porta.
Probabilmente, fino al momento in cui Ken non si ritirerà dalla scena, non sapremo i reali motivi che lo hanno indotto ad un comportamento così conservatore nella gestione della gara. Forse i terribili incidenti degli scorsi anni hanno minato in modo irreversibile le sue chances di recupero in caso di qualsivoglia infortunio, e di fronte ad un sogno di gloria o ad una vita con un braccio totalmente inutilizzabile, è probabile che abbia scelto di tentare comunque l’assalto al trono imponendosi standard di sicurezza che prevedevano di essere sempre un uomo solo in pista.
Solo durante partenze irreprensibili, solo inanellando giri esemplari, solo con vantaggi a due cifre e solo senza alcuno scontro ravvicinato. Unicamente così potrà sognare il trofeo che insegue da anni; ma queste sono condizioni che, nel campionato che ha fatto della lotta manubrio contro manubrio un marchio di fabbrica, quasi sicuramente non si potranno mai avverare.
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(Image courtesy HRC)












