Mettiamo che…
di Fabio de Lorenzo
Due anni strani, affrontati dai massimi organizzatori mondiali in modi completamente diversi. Negli States abbiamo assistito ad una prova di forza a tratti stupefacente ma sicuramente attesa, viste le capacità organizzative e di reazione degli abitanti del nuovo mondo. Mi sono soffermato a lungo sulle immagini che ritraevano gli spettatori assiepati sugli spalti del Rice-Eccles Stadium; molte persone, giustamente distanziate, hanno fatto da cornice alla prova finale di un campionato portato a termine senza nessun rallentamento e pianificato con notevole anticipo. Adesso, spenti i riflettori sugli immensi catini americani, siamo tutti sospesi in attesa dell’ennesima ripartenza stavolta dedicata ai campionati outdoor. In Europa l’immobilismo regna sovrano scosso solo da qualche fremito ogniqualvolta che una voce fuori dal coro fa trapelare un possibile cambiamento di programma. Gran Premio in Russia si, Gran Premio in Russia no! Nessun appuntamento in Inghilterra, anzi no! due gare perché sono stati concessi 4000 spettatori in presenza. E così aumenta lo smarrimento di un ambiente intero che investe quotidianamente soldi e sudore per schierare piloti e tecnici al via degli appuntamenti iridati. Come se non bastasse, al massacro monetario a cui sono stati sottoposti, si è aggiunta l’incertezza che sta colpendo ancora più duro la voglia di tornare in gioco. E se il desiderio di tornare dietro ad un cancello, ha permesso di vedere al via di gare nazionali un parterre qualificatissimo, dall’altro sta mettendo in crisi chi deve gestire la stagione agonistica. Dal paddock giungono voci che alcuni dei principali protagonisti del mondialcross, hanno chiesto ripetutamente di partecipare alle prime due gare del National, forse attratti da un’esperienza nuova o magari solo per porre fine ad una offseason infinita. Fox Raceway e Thunder Valley, due nomi pesantissimi, rispettivamente quindici e sette giorni prima del debutto stagionale della MXGP, previsto in Russia il 13 giugno.
Pare superfluo sottolineare quale risonanza planetaria assumerebbe l’eventualità che i ragazzi più veloci del mondiale partecipassero al National. Come ci ha descritto un noto manager del settore, l’organizzazione di una trasferta simile non è certo banale. Chi ha scritto sulla maglia un nome che evoca mondiali conquistati, non può certo presentarsi con un furgone ed un meccanico con un monoammortizzatore in mano. La logistica impone investimenti pesanti per consentire ai piloti di competere per la vittoria. Purtroppo, la pochissima distanza temporale che separa il secondo appuntamento americano dalla Russia, spezza le ambizioni di chiunque voglia cimentarsi nell’impresa. Il fatto che mi lascia totalmente interdetto e che da più di qualche giorno si rincorrono voci che la gara di Orlyonok sia fortemente in dubbio. Nonostante le numerose richieste giunte al promoter del mondiale circa l’effettiva disputa del GP, tutto tace e con essa anche le possibilità di assistere ad un confronto che manca da troppo tempo. La domanda finale però è un’altra; secondo voi quale normale imprenditore sportivo, pur sapendo che sussiste la possibilità, darebbe il suo consenso a far gareggiare i suoi migliori atleti al campionato del suo più valido antagonista? La risposta? Scontata…
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(Image courtesy KTM – Promotocross)















