Tony Cairoli, 5 motivi per i quali è uno dei migliori di tutti i tempi
Statistiche invidiabili segnano Tony Cairoli come il secondo miglior pilota nei 64 anni di storia del Campionato Mondiale FIM Motocross, ma il siciliano non solo occupa un posto indimenticabile negli annali dello sport ma nella storia delle corse di KTM… Ho assistito ai tentativi di Tony Cairoli di qualificarsi per la prima volta ai Gran Premi nel 2003. All’epoca era un ragazzino magrolino, strano e dall’aspetto muscoloso che ronzava nel paddock della MXGP su una minimoto. Un anno dopo, a soli 18 anni, era impossibile non notarlo: holeshot, risultati, sfarzo. Il suo impatto è stato improvviso e indelebile ed è rimasto al culmine del motocross per quasi due decenni.
- Sfidare le aspettative
La piccola statura di Cairoli lo ha indubbiamente aiutato in tutti quegli holeshot nei suoi primi anni su una 250 nella classe MX2 (dal 2004-2008) ma il suo spirito competitivo e la passione per le corse – evidente nel modo in cui attaccava i circuiti della vecchia scuola con uno stile moderno e solido – è come se avessero portato una ventata di aria fresca in una stagnante coltre di fumo. Tony è stato un fulgido esempio della nuova generazione che ha piegato la moto alla propria volontà, in stile BMX, e adottato la tendenza americana del push-push-push dal cancello di partenza fino alla bandiera a scacchi.
Che Cairoli sia arrivato ai Gran Premi è stato un piccolo miracolo. Da una famiglia dai mezzi molto modesti ha dovuto lasciare la sua nativa Patti sulla costa nord-orientale della Sicilia e trasferirsi nel continente italiano per crescere come pilota. È stato un passo difficile per un adolescente; il più giovane della famiglia e anche viziato dalle sorelle più grandi (ha chiamato il nipote “Jeremy” in omaggio a Jeremy McGrath, il suo idolo d’infanzia e il cui nac-nac Cairoli avrebbe spesso imitato nei suoi primi anni di GP). Nascere in Sicilia significava per Cairoli essere un “outsider” nel motocross italiano, per non parlare della scena internazionale, che non aveva nulla da spartire con la struttura piramidale di cui oggi la EMX gode a supporto del Mondiale MXGP.
Il suo contratto con il team indipendente Yamaha di Claudio De Carli nel 2004 è stata la solida base di quella che diventerà col tempo una carriera esemplare. Nel giro di un anno ha superato compagni di squadra con profili e pedigree ben più altisonanti, come Claudio Federici, e trasferirsi in Belgio per provare a dominare la sabbia è stato un altro passo fondamentale.
Cairoli ha dovuto brillare in fretta in un momento in cui i giovani piloti italiani faticavano a sfondare nel Mondiale. Non portava soldi alla squadra, parlava a malapena inglese, viveva nel nord Europa lontano da tutto ciò che conosceva e amava, ed era pure asmatico! Le probabilità di emergere erano limitate, ma ha saputo sfruttare al massimo ogni possibilità per brillare nel 2004, dove ha affrontato la più lunga battaglia che avesse mai intrapreso contro rivali tosti come Ben Townley, Tyla Rattray e Marc de Reuver. Nel giro di pochi mesi ha infuocato i GP.
- Al passo coi tempi, giocando le sue carte
Da giovane ed esuberante atleta Cairoli ha miscelato errori e giudizi sbagliati (la sportellata data a Davide Guarneri al GP di Francia nel 2005 gli aveva comportato la squalifica di una gara) ad una forma imbattibile che lo ha portato alla vittoria dei campionati 2005 e 2007. È stata proprio in quest’ultima stagione in cui i segnali che Cairoli avesse la flessibilità e l’intelligenza per diventare una ‘leggenda’ si sono materializzati per la prima volta. Non solo ha sconfitto la forte concorrenza di Christophe Pourcel e Tommy Searle, ma ha iniziato a evolvere il suo stile di guida, riducendo lo “spettacolo” per una maggiore e spietata coerenza. Ha vinto il suo secondo titolo con tre round di anticipo e plasmato l’improbabile scenario che un piccolo siciliano sarebbe diventato uno dei piloti più veloci al mondo sulla sabbia. La doppietta sul terreno accidentato di Lierop ha coronato una stagione trionfante.
Il seme del futuro di Tony era stato gettato quella stessa estate. Con la corona MX2 in tasca ha fatto un’apparizione come wild card nella MXGP su una 450 sul tracciato di Donington Park per il GP UK registrando un 2° e un 1° posto di manche per dimostrare che non era solo uno specialista della piccola cilindrata 4T.
Il 2008 è stato il suo ultimo anno su una 250 e si è concluso prematuramente con il suo primo grave infortunio. Un legamento del ginocchio sinistro rotto al GP del Sud Africa gli ha negato la possibilità di rincorrere il terzo titolo, ma appena rimessosi in forma i pensieri erano già rivolti alla MXGP. Durante il 2008 Tony ha anche cementato la sua relazione sentimentale con Jill Cox, sua futura moglie, e la coppia diventerà presto molto in vista nel paddock dei GP. Cominciava anche ad essere un importante atleta Red Bull, iniziando a rendersi conto della portata della sua popolarità man mano che la base di fan cresceva. Dal 2007 Cairoli ha adottato il numero #222 ed è diventato parte fondamentale del circus MXGP.
- Trovare sicurezza, correre rischi
L’ex pilota Claudio De Carli è diventato rapidamente più di un team manager. Il romano ha stretto un legame forte e paterno con Cairoli che porterà il pilota siciliano a metter su casa fuori dalla capitale italiana, proprio vicino all’officina della squadra. Creeranno insieme poi la pista di Malagrotta come base privata dei test poiché l’attenzione di Cairoli si sarebbe lentamente spostata dal Belgio al suo Paese natale. L’influenza di De Carli – e quella del suo incrollabile staff – sarà significativa, mostrando a qualsiasi pilota con l’ambizione di seguire le orme di Cairoli il valore intrinseco e l’importanza di avere alle spalle un’equipe tecnica e una rete di supporto stabili.
Cairoli ha vinto il titolo Mondiale MXGP al suo primo tentativo da rookie nel 2009. De Carli ha realizzato una 450 che si adattasse alle abilità e ai punti di forza di Tony poiché le moto erano ancora considerate pesanti e troppo potenti. Fu a metà di quel campionato che la partnership De Carli/Cairoli si unì a Pit Beirer stringendo un’alleanza che avrebbe costituito la base di KTM Red Bull in futuro. Cairoli si sentiva abbastanza sicuro e fiducioso sia con il suo mentore sia con il costruttore austriaco per accettare la sfida di sviluppare l’inedita KTM 350 SX-F per il 2010. Il concetto mescolava coppia e potenza vicini a una 450 alla maneggevolezza e agilità di una 250. Dopo i primi test la sinergia 350/Cairoli era evidente: 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014 la combinazione vincente di titoli Mondiali, regalando a KTM la sua prima medaglia d’oro nella classe regina e incidendo il suo nome nel pianeta arancio.
- Fuori dallo sport
Con l’accumularsi delle vittorie e dei campionati Cairoli è diventato uno dei piloti di motocross più riconosciuti al mondo e un notevole atleta del motorsport in Italia, seppur la sua motivazione personale non è mai stata alimentata dalle statistiche, dal numero di vittorie e podi. Fuori pista ha dovuto fare i conti con la tragedia di perdere la madre per malattia e improvvisamente il padre sempre per motivi di salute. Solo pochi giorni dopo la scomparsa di Benedetto nel 2014, Tony ha mostrato il suo carattere correndo verso la vittoria al GP di Gran Bretagna in quella che è stata una giornata carica di emozioni.
Durante quel periodo Tony è stato formidabile e ha iniziato a costruire un mantra in cui la regolarità del podio ha costituito la base del suo coraggio nel campionato. Cairoli ha sconfitto i suoi rivali per l’eccellente costanza e i minimi errori. Ha iniziato a vedere l’intera stagione come un quadro più ampio e si sarebbe mantenuto calmo e concentrato sull’obiettivo più grande. Alla base delle sue corse c’era la gioia e la sfida di tirare fuori il meglio delle sue capacità e della sua condizione fisica: lo sforzo e l’entusiasmo producevano risultati.
In questo periodo Cairoli formerà intorno a sé un team professionale e commerciale che un giorno avrebbe portato alla nascita di Neox Management, del suo marchio lifestyle RACR, un maggiore coinvolgimento con Red Bull (apparendo sulle lattine di energy drink in tutta Europa), l’apparire come una star ai grandi eventi motociclistici come EICMA a Milano e nel dare una spinta agli albori dei social media grazie ai quali avrebbe ampliato non solo il proprio ‘brand’ ma quello dello sport in generale. Di questi tempi è raro che la MXGP abbia un solo Gran Premio in Italia.
Parlare della popolarità di Cairoli produce ricordi della febbre di vederlo, di parlare o di fare una foto con lui in Argentina o ai lati della tenda KTM Red Bull che minaccia di crollare mentre centinaia di fan si spingono per vederlo a Maggiora. Il successo al Motocross delle Nazioni, il flirt con il Supercross e le impressionanti avventure con le auto da rally non erano distrazioni. Ha iniziato a fare da mentore ai giovani piloti italiani e sembrava quasi si coltivasse il mito che tutto gli venisse “facilmente” sulla moto, mentre la realtà dei fatti era che Cairoli lavorava più sodo di molti altri per mantenere alti i suoi standard.
È diventato più parsimonioso con il suo stile di guida, ha preso meno rischi in gara facendo tutto in modo impeccabile per assicurarsi la posizione di campione. All’inizio del 2015 mi ha detto in un’intervista di aver vinto il titolo 2014 guidando al 70%. Tony poteva togliere la sicura quando voleva, comunque. A metà del 2012 ha subìto un doppio ritiro al GP di Svezia che gli ha fatto perdere la testa della classifica MXGP. Si è quindi prodotto in un’immediata replica che ha visto il numero 222 vincere 13 delle ultime 14 manche per aggiudicarsi il suo quarto titolo Mondiale consecutivo.
Una frattura al braccio destro lo colpirà nel 2015. Cairoli si è fatto male anche nel precampionato del 2016 e sono iniziati a emergere dubbi su un pilota che aveva appena superato i 30 anni. Il 2017 è stato probabilmente uno dei suoi migliori anni di sempre. È passato alla nuova KTM 450 SX-F per ottenere cinque vittorie e 12 podi in 18 round per il titolo numero #9, premiando KTM con Mondiali vinti su due moto diverse e ristabilendo il suo nome come uno dei “migliori di sempre”.
- Longevità e visione personale
Lo scorso giugno a Matterley Basin Cairoli ha ottenuto un 1° e 3° di manche cogliendo la sua 93esima vittoria in GP (101 è il record di tutti i tempi). Con questo bottino Cairoli può vantare almeno una vittoria in ciascuna delle sue diciotto stagioni iridate: un traguardo formidabile. Tre mesi dopo e appena dopo aver annunciato il suo passaggio da pilota a tempo pieno a un nuovo ruolo di sviluppo con KTM, Cairoli ha festeggiato il 36° compleanno mentre era ancora in lizza per il decimo titolo iridato.
La competitività e la longevità di Tony sono un altro segno della sua grandezza. La sua vérve per il motocross e per le corse è filtrata attraverso i punti bassi e il dolore di problemi fisici (alla spalla nel 2019 e al ginocchio nel 2020) ed è rimasta intatta mentre ha affrontato le minacce fresche e più giovani da vicino, come il compagno di squadra Jeffrey Herlings e l’ex protetto Jorge Prado. Tony ha avuto la fortuna e l’umiltà di appendere il casco al chiodo mentre era ancora ai vertici di questo sport, incoraggiando così la sua eredità.
Com’è/era Tony per un giornalista? Sempre amichevole e restituiva sempre un “ciao”, ma poteva essere distaccato attraverso la combinazione di un po’ di timidezza. Era ben difeso da De Carli e dalla squadra. Quando c’era un problema, il gruppo faceva cerchio nascondendo qualsiasi avversità fisica o tecnica con cui Tony avrebbe dovuto fare i conti. Attraverso quella rete c’era una notevole forza congiunta. Nel corso degli anni il suo umorismo nelle conferenze stampa hanno fatto sì che a volte valesse la pena porre una semplice domanda solo per vedere cosa ne sarebbe uscito. Durante le interviste faccia a faccia più approfondite era più guardingo: tanto schivo nel gestire le sue risposte quanto scaltro nel gestire una gara.
E mentre il #222 si preparava per la sua uscita finale nella MXGP prima di essere ufficialmente ritirato (giustamente durante l’ultimo GP del 2021 a Mantova in Italia, dove Cairoli ha aggiunto la gloria del Motocross delle Nazioni a un Curriculum Vitae monolitico) ho scelto di ricordare Tony come l’incarnazione di tutto ciò che dovrebbe essere un pilota, uno sportivo e un personaggio pubblico: ha spostato l’asticella della performance, ha infuso nello sport la propria passione e dedizione, influenzando gli altri. Creare sogni: cosa può volere di più una persona?
(words A. Wheeler KTM blog / images R. Archer e S. Vidic)























