Quando una moto prodotta in Italia entrò nella storia del Supercross AMA
di Martino Bianchi
Faccio questo flashback perché Sabato scorso a San Diego Michael Mosiman ha portato per la prima volta una Gas Gas sul gradino più alto del podio in una gara di SX AMA della categoria Lites, la 250 4T. Un altro episodio storico per la “new entry” di Casa Pierer a poche settimane dalla vittoria nella Dakar. E allora ricordo quando invece fu proprio una azienda italiana ad entrare nella storia rompendo l’egemonia delle Case giapponesi nel Supercross AMA dell’allora 125. Si mi riferisco all’Husqvarna prodotta a Schiranna sul lago di Varese. E’ lei che ha spezzato per prima lo strapotere “made in Japan” nel Supercross. Lei prima ancora di KTM…..anche se solo per un soffio. Vi racconto.

Domenica mattina del 25 marzo 2001. Ore 9 . Sto uscendo in bici ma squilla il cellulare. Ma chi mi rompe la domenica mattina, mi chiedo? Guardo lo schermo: Claudio 1. Ho un sussulto. Claudio era proprio lui Castiglioni. Cosa è successo per chiamarmi la domenica mattina. E in più non ci sono gare… “Martino cosa fai? Hai sentito? Abbiamo vinto. Mi ha chiamato Eraldo. Abbiamo vinto. Chiamalo!” E mette giù il telefono. Io ci metto un po’ a realizzare. Non c’erano ancora i social, le notizie dall’America arrivavano meno velocemente che adesso. E non c’erano le dirette in streaming. In più l’avventura Americana di Husqvarna di cui ero stato il fautore e il motivatore sin dall’inizio del progetto ovvero quando decidemmo di provare con Chicco Chiodi alcune prove del SX ad inizio stagione 1999, mi stava già scadendo malgrado la stagione fosse cominciata da solo 3 mesi. I risultati non arrivavano, Ferracci faticava ad entrare nell’atmosfera “Off Road”, lui grande maestro delle gare con le slick, e tutto stentava ad ingranare.
Quella domenica proprio non me lo sarei mai aspettato. Travis Preston, uno dei tre giovani ingaggiato dall’oriundo Eraldo e dal figlio Larry Ferracci , insieme a Jason Thomas e Chris Gosselaar ( figlio del meccanico storico di sempre Mike Gosselaar di Ricky Carmichael) , all’ultimo giro aveva approfittato di un errore di presunzione di Grant Langston, caduto nell’atterrare da un salto mentre salutava il pubblico in sella alla sua KTM, ed è entrato così nella storia. Quello fu l’unico acuto in 3 anni di avventura Americana del Team Husqvarna – Fast by Ferracci, iniziata nel 2000 con le grandi aspettative su Chicco Chiodi, purtroppo infortunatosi ad inizio stagione, e culminate con due anni di agonia aspettando le vittorie di Steve Lamson, ingaggiato a suon di verdoni e di premi milionari. Lamy, nickname di Steve, due volte campione americano con la 125 nel National, abituato alla sua Honda ha sempre fatto fatica ad adattarsi all’Husqvarna e al know how messo a sua disposizione dai Ferracci. Nella prima stagione in 125, risultati molto scadenti e solo un 19esimo posto finale in campionato SX. Un po’ meglio è andato nel National. Poi l’anno seguente il passaggio in 250 con una moto che partiva già vecchia e svantaggiata rispetto la concorrenza. Miglior risultato in SX un ottavo posto e qualche buona manche nei 10 nel National.
Di quei tre anni rimangono nelle memorie, oltre alla storica vittoria di Preston a Houston , il fantastico semi-truck ex Ducati SBK di Ferracci, (uno dei primi a scoprire la comodità dei bilici nel Motocross AMA, allora abituati a muoversi più velocemente con “gli square” van, i furgoni squadrati dei factory team tanto in voga negli anni 80/90), e l’estetica yankee delle moto e dei piloti del team su cui spiccava il logo sulle fiancatine laterali di un prestigioso sponsor extra settore: DKNY, Donna Karen New York. Uno dei marchi di moda più prestigiosi al mondo e ora di proprietà del colosso LVMH, senza di cui il progetto Team Husqvarna- Fast by Ferracci non sarebbe mai partito.
















