Nel Mondiale MXGP Jan Pancar è una delle storie più particolari del paddock: pilota privato, moto non ufficiale, team familiare formato da mamma, papà e fidanzata. Lo abbiamo intervistato durante il GP di Lommel…
Come ti senti ora, dopo il terzo posto a Loket?
Mi sento più o meno allo stesso modo. È bello vedere che nel paddock più persone iniziano a notarmi, a venirmi a fare i complimenti. È una bella sensazione. Ma la stagione è ancora lunga, e cerco solo di migliorare ogni weekend.
Il tuo team è la tua famiglia: tuo papà è il meccanico, giusto?
Sì, è un team completamente privato. Siamo io e mio padre. Mia madre e la mia ragazza ci aiutano con la pulizia e con tutto quello che serve, ma il nucleo siamo io e lui. A casa, comunque, pulisco io le moto, cambio le gomme… faccio il possibile perché mio padre lavora ancora e non ha molto tempo libero. È davvero una gestione famigliare.
Hai comunque un supporto tecnico da KTM?
Sì, ho un supporto, ma solo per i pezzi. Il motore non è ufficiale, non è standard ma nemmeno factory. Diciamo che è un po’ più performante per facilitare le partenze, ma nel complesso sento che mi servirebbe un po’ più potenza.
Eppure le tue partenze sono ottime…
Lo so, dicono che la 450 è troppo potente ma secondo me non è vero: se hai un po’ di potenza in più è anche più facile da guidare.

Hai sponsor anche dall’Italia?
Sì, ho sponsor italiani. Il campionato italiano è davvero valido, anche come allenamento. Gifting corre lì, quindi è sempre una bella battaglia. Le piste sono preparate molto bene, sempre innaffiate, lavorate, simili a quelle iridate. Non puoi allenarti su superfici così, quindi correre lì è fondamentale.
Perché non corri il campionato sloveno?
All’inizio correvo in Italia per via degli sponsor, poi ho visto che mi trovavo meglio. Inoltre il campionato sloveno spesso si sovrappone al Mondiale, quindi non riesco nemmeno a partecipare a tutte le gare. E farne solo qualcuna non ha molto senso.
Parliamo di budget: quanto costa correre una stagione così?
Non so il budget esatto… se vuoi fare tutte le gare, comprese quelle oltreoceano, serve un budget alto. Però, facendo tutto da soli io e mio padre, tagliamo tanti costi. Se avessimo un meccanico assunto sarebbe molto più costoso. Così riusciamo a tenere le spese al minimo.
Alla fine dell’anno vi resta qualcosa?
Negli ultimi due anni non siamo andati in perdita, ma in generale non abbiamo mai speso grandi cifre.
Oggi sei uno dei migliori privati del Mondiale. È stato difficile arrivare fin qui?
Sì, per un giovane è difficile ottenere buoni risultati in MXGP. Ma ce l’ho fatta lavorando tanto. All’inizio avevo paura della 450, non l’avevo mai usata fino alla fine della mia stagione in MX2. Ma poi, allenandomi con la 450, mi sono sentito meglio rispetto alla 250. Ho capito che mi si addice di più: sono un pilota più “morbido”, non troppo aggressivo, quindi il mio stile funziona bene con la 450. Credo sia per questo che sto andando così bene.
Hai anche studiato ingegneria, giusto?
Sì, ho finito l’università e preso il diploma. È stato difficile conciliare lo studio con le gare, ma ce l’ho fatta. Il primo anno dovevo essere presente, ma spesso non potevo. L’ultimo mese ho studiato tutti i giorni per recuperare. Poi è arrivato il Covid e tutto è diventato online, quindi molto più facile da gestire. Mi interessava la materia, quindi per me non è stato pesante.

Qual è il tuo obiettivo per questa stagione?
Voglio vincere il campionato italiano, anche se non sarà facile con Gifting. E poi, nel Mondiale, voglio fare del mio meglio in ogni gara. Se riesco a partire bene, posso stare davanti con i migliori. Il sogno, ovviamente, è ottenere un posto in un team ufficiale per il prossimo anno.
Hai mai pensato di entrare in un team satellite o semi-ufficiale, anche senza essere factory?
Sì, ma il problema è che spesso non sai cosa ti offrono davvero. A volte devi addirittura pagare. Alla fine può costarti di più entrare in un “buon” team che restare privato. Così almeno sai cosa hai, puoi lavorare sulla tua moto. Certo, se arrivasse una vera offerta da un buon team, la prenderei al volo. Ma finora non è successo.
E se ti offrisse un contratto un team ufficiale, ma senza tuo padre come meccanico?
Sarei pronto al cambiamento. Mio padre potrebbe comunque essere con me alle gare, anche se non come meccanico. E a casa, agli allenamenti, resterebbe comunque lui a seguirmi. Non sarebbe un problema.
Farai il Motocross delle Nazioni quest’anno?
Sì, ho parlato con la Federazione e dovrei esserci. Sarà bello correre in America, la pista dovrebbe essere interessante. Non vedo l’ora.
E per il futuro? Anche Supercross in America?
Perché no? Potrei provarci. Ci sono Paturel e Guillod che stanno andando bene. Prado sta faticando un po’, ma magari è colpa della moto. In ogni caso, lì c’è sicuramente più budget. Vedremo cosa porterà il futuro.
foto: Daniele Barreca














