Cinque volte campione del mondo MXGP, Jeffrey Herlings ha parlato con Paul Malin durante la diretta del Supercross di Parigi su MXGP.tv, toccando numerosi temi tra offseason, preparazione e prospettive future. Di seguito, tutti i punti principali emersi dal suo intervento.
Herlings ha spiegato di apprezzare molto l’evento francese: «È passato un po’ di tempo, credo tre anni dall’ultima volta. Ieri Malcolm era su un altro livello, ma oggi Jett è un pilota diverso. Mi piace il programma qui a Bercy: pause brevi, gare brevi e le manche da otto minuti. Si vede la differenza quando la manche si allunga e le whoops si rovinano».
Off-season e test
Con tre mesi prima dell’avvio della stagione, l’olandese sta mantenendo un approccio tranquillo: «Sto prendendo le cose con calma e cerco di restare in forma. In questo periodo dell’anno gli allenamenti sono noiosi perché non abbiamo un obiettivo vero».
Nonostante questo, continua a correre in vari Paesi per mantenere ritmo e motivazione: «Guidare da solo in pista è noioso, quindi mi piace correre in Olanda, Francia, Germania o ovunque. Mi dà una carica mentale fare più gare della concorrenza».
Programmi di allenamento
Herlings ha spiegato come varia la sua preparazione nei mesi invernali: «Di solito faccio due o tre allenamenti al giorno, poi bootcamp a gennaio e febbraio. Ora mi alleno una volta al giorno, a bassa intensità. Da metà dicembre a metà febbraio lavorerò più duramente. So che devo allenarmi per non diventare paffuto».
Il confronto con il metodo di allenamento di Aldon Baker
Sul metodo Aldon Baker, il campione è stato chiaro: «Hanno un modo diverso di lavorare. Loro hanno un solo giorno di gara, noi viaggiamo molto e andiamo in posti come l’Indonesia, dove mangiamo da McDonald’s perché è sicuro. È una delle ragioni per cui noi facciamo fatica quando andiamo là e loro quando vengono qui. È tutto molto diverso».
Bilancio della stagione 2025?
«Sono partito recuperando dalla rottura del legamento crociato anteriore. Poi mi sono rotto la clavicola, ma quando sono tornato ho vinto alcuni GP ed è andata bene».
Perché niente Supercross USA?
«All’epoca il Supercross americano non era così ambito. Devi andare quando sei molto giovane, come Roczen. Lo vediamo con Prado: ora fa fatica. Guardo tutte le gare online, e sono stato ad Anaheim una volta».
Obiettivo per il 2026? Il titolo?
Herlings non si nasconde: «Ci provo da quattro anni e continuo a farmi male. Penso sia ancora possibile, anche se non sto diventando più giovane. Ho molta motivazione e continuo a dare il massimo».
Le due vittorie più significative?
«La prima, a 15 anni, quando ho fatto 1-1 in casa. E poi il 2018, quando ho vinto il titolo davanti al pubblico di casa, con il tutto esaurito ad Assen».
MXoN Assen 2027?
Sul evento olandese del 2027, Herlings ha una visione realistica: «Non è sabbia come la vera sabbia europea. Nel 2019 pioveva ed era praticamente acqua. Con Glenn che si ritira non avremo una squadra forte come prima. Sarà dura vincere. La pista però è buona per media e ospiti, anche se da pilota preferisci Lierop. Potrebbe essere il mio ultimo Nations».














