Nel corso di una chiacchierata con un giornalista americano (Johnny Hopper), Ken Roczen ha parlato di aspetti che raramente emergono in modo così diretto: frequenza cardiaca, stanchezza, sensazioni fisiche e stabilità del set-up.
Partendo dalla frequenza cardiaca a riposo, il tedesco ha voluto chiarire subito un aspetto: un valore basso non significa automaticamente essere più allenati degli altri, perché si tratta di un dato molto soggettivo. Nel suo caso, però, i numeri restano comunque notevoli.
“La frequenza cardiaca a riposo è diversa per tutti. Solo perché qualcuno ha un numero basso non significa che sia più in forma. Ma io di solito sono tra 37 e 42. Direi che in media sono a 39 o 40, ma l’ho vista anche a 37, 38, 42. E 42 per me non sarebbe nemmeno alta.”
Il passaggio più interessante, però, è arrivato quando gli è stato chiesto se utilizza un cardiofrequenzimetro mentre è in moto. La risposta è stata no. E non solo, perché secondo Roczen quel dato in moto serve fino a un certo punto.
“No, non lo uso. L’ho fatto in passato, ma sinceramente non ne ho mai visto il senso mentre guido.”
Per il pilota tedesco, infatti, non ha molto valore controllare la frequenza cardiaca in pista, perché quando si guida davvero al limite non si può pensare di gestire lo sforzo restando dentro un certo range.
“Non puoi uscire e guidare cercando di stare alla tua frequenza base, è impossibile. Quindi, onestamente, per me è un dato abbastanza inutile. Se esco e voglio dare il 100%, non mi interessa se il battito è 180, 190 o 195.”
Il discorso si è poi spostato sulla moto, in particolare sulle sospensioni, e anche lì Roczen ha dato una risposta molto chiara. Nessun cambiamento, nessuna ricerca continua di soluzioni diverse.
“Se nella maggior parte delle situazioni sono contento della moto, per me è più facile adattarmi in pista che continuare a trafficare con il set-up.”
Anche perché, come ha spiegato lui stesso, intervenire troppo spesso non porta sempre miglioramenti.
“Non sempre va meglio. Provi a sistemare qualcosa e poi crei altri problemi. Per me conoscere bene la mia moto aiuta molto di più che continuare a cambiarla.”
Roczen ha comunque precisato che questo approccio è possibile solo quando si arriva a una base davvero soddisfacente. Se invece qualcosa non funziona, allora bisogna continuare a cercare.
“Lo faccio perché sono arrivato a un punto in cui ero contento. Se non fossi stato contento, o se sentissi che qualcosa non va, allora dovresti continuare a cercare di risolvere i problemi.”
E infatti nel suo primo anno con il team, ha ricordato, il lavoro di test era stato molto più intenso proprio perché mancava ancora una vera base.
“Nel primo anno con il team abbiamo fatto tanti test, perché non avevo davvero una base. E se vuoi vincere, la moto deve essere in un certo modo. Quella cosa richiede tempo.”
Il video completo:














