
L’entry list che racconta il futuro dell’enduro
A due settimane dal Gran Premio del Portogallo esce l’entry list provvisoria per il Gran Premio di Francia ed è subito evidente una differenza: il numero di iscritti.
Non voglio soffermarmi su tutte le classi, ma sulla Youth. Nella categoria riservata ai più piccoli, a coloro che si approcciano per la prima volta al Mondiale, si nota un incremento esponenziale nel numero di iscritti. In Portogallo, a prendere il via al GP erano sostanzialmente i piloti iscritti all’intero campionato, mentre per il GP di Francia sono numerose le wild card.
Un dato che mostra la forza di una nazione all’interno di una disciplina. La scuola francese è da sempre uno dei punti di riferimento nel mondo dell’off-road. Nonostante lo scorrere del tempo e l’alternarsi delle stagioni, una costante è sempre rimasta: il confronto tra Francia e Italia. Un’eterna sfida portata avanti grazie alla “coltivazione” dei giovani piloti.
La scuola francese si è sempre caratterizzata per una grande attenzione verso i giovani, un interesse costante volto a far crescere i più piccoli e a dar loro i mezzi per eccellere nello sport. Una cultura diversa dalla nostra, non tanto per il lavoro della Federazione, ma proprio per la considerazione che si ha dello sport in Italia. Ma questo è un altro discorso.

Torniamo a noi. L’entry list del GP di Francia vede ben 13 piloti francesi disputare il GP di casa: per intenderci, quasi il 50% degli iscritti alla classe Youth del settimo Gran Premio gioca in casa. Se guardiamo invece l’entry list del Gran Premio del Portogallo, non troviamo alcun pilota portoghese nella Youth.
Un dato che fa riflettere. Il Portogallo permette una maggiore facilità nell’organizzazione delle gare e questo lo rende la meta perfetta per ospitare eventi di alto livello senza troppe difficoltà. Di contro, però, non ha un bacino numeroso di piloti dal quale attingere. In poche parole, come spesso accade, chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane. Una consapevolezza amara, difficile da mandare giù.
Un po’ come in Italia, anche in Francia ci si scontra con difficoltà organizzative che non invogliano i motoclub a mettersi in gioco. I costi sono alti, i guadagni non sono sufficienti e alla domanda: “Il gioco vale la candela?” molti rispondono di no.
I tredici piloti francesi iscritti dimostrano però che, al di là delle difficoltà, esiste una base solida della disciplina. È il segnale che i giovani ci sono, che la nuova generazione si sta formando e che ha voglia di mettersi in gioco. Dire se tra di loro ci sia il prossimo Pichon o Meo è impossibile. Solo il tempo ci dirà chi avrà davvero la stoffa.
Forse il dato più importante non è sapere chi vincerà la Youth. Il dato più importante è sapere quanti ragazzi hanno la possibilità di provarci. Perché è da quei numeri che si costruiscono i campioni del domani.










