SALVINIda MondiALEX
Dopo le tante soddisfazioni ottenute nei campi da cross, dove tra le altre cose conquista l’Europeo Supercross (2004), un paio di UEM Motocross delle Nazioni e il titolo di vice Campione del Mondo della classe MX3, Alex Salvini cambia pelle. L’enduro gli regala subito grandi soddisfazioni: si legga a proposito la Six Days del 2007.
La sua presenza in squadra si rivela fondamentale. Gionni Fossati, Commissario Tecnico di quella Sei Giorni, va contro tutto e tutti scegliendo un crossista. E alla fine i risultati gli danno ragione: la Squadra Azzurra vince anche grazie al contributo del bolognese.
Dopo Ryan Villopoto e Antonio Cairoli, IL TERZO UOMO DI COPERTINA DI QUESTO 2013 È ALEX SALVINI. GENNAIO È STATO IL MESE DEL PRODOTTO, POI È INIZIATA LA STAGIONE (RACING) ED È STATO PER NOI NATURALE PENSARE AGLI UOMINI CHE STAN FACENDO GRANDI COSE NELLO SPORT.
Alla tabella rossa di Villopoto, trenta giorni dopo è succeduta quella dell’incontenibile Tony, straordinario protagonista dell’avvio di Mondiale in Qatar e Thailandia.
Dai crossisti più forti dei due mondi ad una tabella rossa, un po’ per caso e un po’ no. Perché nell’enduro, a prescindere dalle gerarchie di classifica, la E2 corre con numero bianco su fondo rosso. Al di là di quel che pare essere ovvio, la continuità del messaggio delle nostre copertine passa inevitabilmente per un principio meritocratico: quello strettamente legato ai risultati.
Alex Salvini sta lì davanti a pieno titolo perché si è reso autore di un prova maiuscola nel weekend che in Cile ha aperto la nuova edizione del Campionato del Mondo di Enduro. Dopo il terzo posto ottenuto nella prima delle due giornate di gara, il bolognese ha vinto il suo primo Gran Premio nella polverosa domenica di Talca. Un risultato, quello registrato dall’altra parte del mondo, che proietta nella storia il ventisettenne bolognese.
Perché non credo di ricordare un altro pilota italiano capace della duplice impresa: vincere un Gran Premio nel motocross (MX3) e replicare nell’enduro.
CONSIDERAZIONI. So di far male agli enduristi di origine controllata e garantita (E.O.C.G.) quando scrivo che per tornare a vincere nel Mondiale enduro, oggi dobbiamo fare affidamento su buoni crossisti. Ma tant’è. La vittoria che Salvini ha ottenuto in Cile non fa che confermare una verità sulla quale ormai c’è poco da discutere.
Anche perché alla grande prestazione del pilota della Honda si somma quella di Redondi, pure lui ex, due volte primo a Talca nella classe Junior. Parlare di crossisti che comandano il Mondiale enduro non fa più notizia.
Ciononostante dobbiamo riflettere. Nell’EWC la concentrazione di piloti di estrazione crossistica è tanto alta da non poter essere trascurata. E allora solo lottando con le stesse armi abbiamo l’opportunità di riportare in Italia un titolo che manca da troppo tempo.
La domanda che quindi ci dobbiamo porre merita una risposta da cui dipende il nostro futuro in campo internazionale.
Meglio attingere ad esperienze diverse (motocross) o lavorare sui giovanissimi del targato (minienduro)?
Rispondere è difficile. Quel che è certo è che dobbiamo arginare l’azione di Aubert, Meo, Thain, Cervantes, Seistola e chicchessia, Campioni nell’enduro di oggi, potenziali tali nel motocross di ieri. L’enduro contemporaneo è difficilmente paragonabile alla regolarità di un tempo. Oggi sono richieste caratteristiche diverse.
Quelle che sembrano difficili da trovare negli enduristi puri.
EDOARDO PACINI
direttore responsabile










