Ryan Villopoto vorrebbe chiudere
la sua carriera correndo
una stagione in Europa.
Kristen, la moglie, non lo ha nascosto. E chi ha vicino una donna
(fidanzata o moglie che sia…)
sa quanto ogni sua parola possa
influenzare le decisioni domestiche.
Ryan e Kristen sono affascinati dal vecchio continente:
per la storia e per la cultura espressa dai vari Paesi.
Fino al termine della stagione 2015 Villopoto ha contratti
che lo vincolano agli Stati Uniti.
Poi potremmo davvero vederlo sfidare Cairoli ed Herlings
in un Mondiale MXGP che avrebbe un sapore diverso.
COVER STORY
Dall’esclusiva intervista che l’amico Stefan Geukens ha realizzato a Ryan Villopoto (da non perdere… volate a pagina 28) emergono delle verità sulle quali è davvero difficile sollevare obiezioni. Il confronto è quello di sempre. Diversità e valore intrinseco del Motocross americano e di quello europeo, che dietro la spinta di YouthStream e FIM sconfina occasionalmente nel Resto del Mondo.
Ci sono passaggi chiave nel parlato del Campione della Kawasaki. Soprattutto quando sostiene che un professionista negli Stati Uniti non può concedersi una vacanza se è nel pieno della sua carriera.
Nello scambio di vedute che Villopoto ha avuto con Cairoli nel Gala di Monte Carlo, il siciliano ha detto senza mezzi termini di poter “dimenticare” la moto per un mese a stagione conclusa. Un lusso che lo sbigottito Ryan non contempla per via della cadenza dei suoi appuntamenti.
Se la stagione mondiale ha un inizio ed una fine ben definiti, negli Stati Uniti questo avviene in maniera più approssimativa per via dei molteplici impegni costituiti da Supercross, National e oneri accessori…
Ben diverso è quindi il carico di lavoro a cui si deve sottoporre chi corre nei Campionati USA. E vien naturale pensare alla doppia trasferta Qatar-Thailandia, dove l’attenzione rivolta alle attività social dei protagonisti del Mondiale è stata piuttosto travolgente. Post e twitt eppoi le carrellate di foto su Instagram. Ma la moto? Un optional.
Giorno più, giorno meno, dal giovedì che ha preceduto la corsa di Losail al martedì dopo il Gran Premio di Si-Racha, il circus mondiale non ha quasi fatto allenamenti in moto, limitando l’attività con il manubrio a quanto imposto dal programma dei GP: prove, qualificazioni, manche. Dopo il Gran Premio di Losail, Nagl ha preferito rientrare in Europa per volare in Thailandia solo qualche giorno dopo. Ma chi ha fatto lo stesso iter del tedesco? Herlings e poi?
Vincere e rivincere in USA è un’impresa stressante. In una stagione che vale due, si prepara il campionato che si corre da gennaio a maggio, poi si cambia pelle in corsa e si ricomincia a piroettare in giro per gli Stati Uniti d’America nel rispetto di un calendario che si conclude in settembre. MXdN, Monster Cup e qualche gara in Europa fanno il resto.
Qualcuno potrebbe obiettare: sì, ma National e SX sono prodotti take away che si consumano nello spazio di una sola giornata. Vero, ma è altrettanto vero che Villopoto, Roczen, Stewart e molti altri top rider si allenano in Florida dove il clima è tropicale al pari di quello della maggior parte delle gare National!
Quanto fin qui scritto avalla la tesi secondo cui negli Stati Uniti la carriera del Campione è tendenzialmente più corta di quella europea. Vincere dei titoli Mondiali di Motocross superati i trent’anni non fa notizia. In America è praticamente impossibile.
Allora il Campionato del Mondo è più semplice di Supercross e National? No, nella maniera più assoluta. E’ solo molto diverso per intensità e per frequenze.
Edoardo Pacini













