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PECCATO NON ESSERCI
Da quando la regolarità la chiamiamo enduro, non ricordo una Sei Giorni senza squadra Azzurra. L’Italia che non corre l’importante competizione a squadre è un evento straordinario.
Ci sono sport, che ben conoscete perché più popolari e chiacchierati del nostro, dove indossare la maglia azzurra per rappresentare il proprio Paese ha ancora un grande significato.
Noi che siamo diversi in tutto, evidentemente ci allontaniamo dalla normalità anche per il modo in cui interpretiamo queste occasioni.
Sul numero scorso il Presidente Sesti aveva accennato alle ragioni che hanno indotto la nostra Federazione a prendere la coraggiosa decisione di rinunciare alla ISDE argentina. Ho sperato fino all’ultimo istante in un ripensamento, ma così non è stato.
Si è parlato di “un segnale forte” all’indirizzo di chi non mostra l’adeguato attaccamento alla maglia.
Mi chiedo però da appassionato poco informato sui fatti se il Comitato Enduro, nella persona del Coordinatore Franco Gualdi, unitamente al suo Team, abbiano preso la più felice delle decisioni.
Sono convinto ci potessero essere degli strumenti diversi (e fors’anche più efficaci) per far valere certe ragioni. Soprattutto ad un anno dalla Sei Giorni organizzata in Sardegna proprio dalla nostra Federazione.
Quel che l’Italia rappresenta nel mondo dell’enduro credo sia lì da vedere: al di là del patrimonio storico c’è un’industria moto impegnata in maniera più o meno diretta, ci sono i team, c’è l’indotto rappresentato da produttori di accessori e abbigliamento. Credo allora che ci fosse anche un impegno morale che andava in qualche modo onorato.
Il valore ed il significato delle Six Days moderne non è quello di un tempo. Quando non si parlava di Campionato del Mondo ma di Europeo, i sei giorni di gara che chiudevano la stagione rappresentavano quanto di più emozionante ed ambizioso potesse vivere un pilota. E, nei fatti, vincere una Six Days era un po’ come diventare Campioni del Mondo.
La Maglia Azzurra che esce di scena ancor prima che la competizione prenda corpo è davvero deludente. Non so dove stia la ragione, ma non mi piace che una Federazione del peso della FMI, manchi un appuntamento come quello argentino.
Forse è davvero tempo di bilanci. E qualcuno deve rendere conto. Non solo perché in tutti i modi i risultati stentano a venire. E’ il momento di riconsiderare la gestione tecnico sportiva, il metodo di lavoro e le scelte fatte. Adesso che siamo alla vigilia di una nuova stagione.
Il mondiale di Salvini di un anno fa mancava all’Italia dal 2000.
L’ultimo Trofeo alla Sei Giorni lo abbiamo vinto in Cile nel 2007. Poi c’è il preoccupante aspetto legato al vivaio, ai giovani che dovrebbero rappresentare il nostro futuro. E questo è un problema che possiamo estendere anche alle altre discipline, motocross compresa.
Chiudo con i complimenti. Quelli che faccio a quel po’ di Italia che si è fatta onore in Argentina. Il riferimento è al Moto Club Pavia di Nicolò Bruschi, Mauro Zucca e Maycol Agnelli che ha vinto nella categoria riservata ai Club. Edoardo Zucca, papà del citato Mauro e Presidente del Club Lombardo, ha più di un motivo per essere fiero. E noi insieme a lui.















