E se Tomac si ritirasse?
di Fabio de Lorenzo
Ventinove anni sono pochi in Europa ma negli States, dove l’altissima frequenza usura anche il più longevo dei piloti, potrebbero essere un numero sufficiente per chiamarsi fuori. Da qualche settimana voci di paddock sussurrano che Eli potrebbe essere arrivato al capolinea e le sue recenti prestazioni, decisamente molto arrendevoli, potrebbero confermare queste indiscrezioni. Lo scenario che si aprirebbe in casa Kawasaki, con il ritiro del pilota di Durango, è tutto meno che scontato; gli uomini vincenti sono praticamente già tutti opzionati, mentre i giovani dalle belle speranze scarseggiano e comunque non sarebbero adatti allo scopo.
Troppo debole la consistenza di Adam Cianciarulo, che ancora non ha terminato una stagione integro, per puntare tutto su di lui. E allora il management in verde potrebbe puntare lo sguardo sulla scuderia interna e più precisamente su Austin Forkner che però negli ultimi mesi ha dimostrato tutta la sua immaturità agonistica continuando a perpetrare i soliti errori che lo hanno lasciato con pochi punti e troppe cicatrici. Non molte settimane fa, un ruvido confronto ha contrapposto il ragazzo con Mitch Payton e i vertici giapponesi.
Oggetto del contendere la volontà di Austin di passare alla moto di maggior cubatura contro l’evidenza dei risultati mai acquisiti nella quarto di litro. Forkner ha molto da farsi perdonare compreso un entourage mai gradito. Troppe distrazioni “bionde” e soprattutto troppe interferenze familiari, hanno costretto i poteri decisionali a scelte sgradite ma necessarie per tentare di recuperare il ragazzo prima che si perda come decine di altri piloti talentuosi ma incapaci di tenere il focus. Condizioni dure, tutti fuori dalla tenda e fine dei rapporti con Monster…
Come se non fosse sufficiente, parrebbe che una grossa azienda arancione abbia offerto un contratto stellare a Forkner per andare a rimpiazzare un pilota nel team della 450. E questo ha complicato ulteriormente la posizione del Team Kawasaki che ancora non può sciogliere le sue riserve nel caso in cui Tomac decidesse veramente di chiudere dopo l’ultima gara di Salt Lake City o al più tardi dopo il National.
Questa paradossale situazione nella quale insistono più moto buone che piloti, potrà solo peggiorare nel futuro prossimo. Basti pensare che nei prossimi due/tre anni, piloti di primissima fascia come Ken Roczen, Justin Barcia, Cooper Webb e ancora prima Marvin Musquin, potrebbero essere in procinto di appendere gli stivali. Purtroppo però, la spiegazione dobbiamo cercarla altrove; il ricambio generazionale americano, alimentato da decenni di propedeutici campionati amatoriali, si è interrotto da tempo. Un esempio? Qual è una delle novità più interessanti della Lites 2021? i fratelli Lawrence, provenienza Australia.
Magari è solo un lungo momento transitorio ma quello che è sicuramente certo è che ormai anche per quest’anno la sfornata dei nuovi campioni yankee, è ben al di sotto degli ultimi buoni passati in 450. Se nel recente passato hanno fallito il target piloti come Canard e Barcia, probabilmente sarà lecito non attendersi molto da Colt Nichols e Justin Cooper.
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(Image courtesy KTM – profile Cianciarulo, Tomac)















