Connubio impossibile?
di Fabio de Lorenzo
Inevitabilmente ogni stagione si ripresenta il solito dubbio. Quest’anno anche prima visto che il GP d’esordio è stato ospitato dal classico tracciato russo di Orlyonok. Una delle maggiori critiche addossate al promoter del campionato del mondo, è sempre stata la responsabilità di aver snaturato l’essenza del nostro sport, escludendo progressivamente circuiti naturali e storici in favore di piste anche create ad hoc ma con le specifiche caratteristiche che permettono di gestire gli eventi nel modo in cui ormai siamo abituati ad osservare. Personalmente non appartengo alla schiera dei tifosi che, a prescindere dell’avanzare del tempo ed al mutare delle esigenze, continuano a pensare che tutto quello che era fatto nel passato debba essere trattato come la perfezione. Non fraintendetemi, anche per me ci sono luoghi iconici che prediligo a qualsiasi tracciato costruito e distrutto in un autodromo nell’arco di una settimana. Detto questo reputo però che ci sia un problema di sicurezza importante dettato dalle performances che ormai hanno raggiunto le moto attuali. Mi capita spesso di parlare con chi si occupa giornalmente della manutenzione dei tracciati ad altissimo livello e quello che mi descrive lascia ben poco spazio ad alternative diverse da ciò che si prospetta negli anni a venire. Ripenso a Orlyonok e vedo un tracciato meraviglioso, naturale, con ampissimi dislivelli, velocissimo e soprattutto impossibile da “trattare” per chi lo deve preparare. I puristi saranno inorriditi al pensiero di dover preparare ogni volta il fondo del tracciato perché il motocross è nato così e deve morire cosi! Io credo che sia soprattutto un aspetto fondamentale per la sicurezza dei piloti.
Nel tempo l’approfondita preparazione del fondo si è resa necessaria per garantire uno standard comune ed un regolare svolgimento a favore della sicurezza e della fruibilità di chi deve andare in pista e chi ci deve lavorare. Torno in Russia e mi vengono in mente i pesantissimi infortuni che ha causato negli ultimi appuntamenti. Il solito intrattabile terreno che nonostante le lunghe lavorazione mal si adatta allo scopo, associata alla classica conformazione ha creato come consuetudine situazioni di vero pericolo. Qualche esempio? Nella discesa dove è volato Prado qualcuno nel recente passato ci ha lasciato un femore…Quest’anno, e solo perché la dea bendata ci ha voluto bene, sul salto di arrivo non è successo un dramma quando Isak Gifting è stato colpito sul casco dalla ruota di un altro pilota, dopo aver perso il controllo sul “lucido” della rampa di lancio; tralasciando cosa è costato a Tony quel solito salto… Soluzioni? Forse più di una però restano sempre dei compromessi. Mi viene in mente Arco di Trento dove nel tracciato più ostico del mondo per le immutabili caratteristiche morfologiche, è stato raggiunto un accettabile espediente con un importante riporto di sabbia. Vero poi i problemi diventano altri (leggasi due tipologie di terreno che mai si amalgameranno) ma, almeno in questo caso, sono stati accontentati tutti fondendo le caratteristiche di un tracciato tradizionale con la perfetta preparazione del fondo a tutto beneficio della sicurezza.












