Spazio USA Come è iniziato
di Martino Bianchi
Ormai il Supercross da diversi anni è entrato prepotentemente nelle nostre case, nelle nostre abitudini, nei nostri discorsi quotidiani. Soprattutto a gennaio/febbraio “godiamo” a vedere le prime gare della stagione SX AMA incollati agli schermi del pc o sui cellulari. Immagini sempre più spettacolari, riprese da più angolazioni, sequenze rallentate, o seguite dalle cineprese mobili. Uno spettacolo. Quasi come essere sul posto.
Ma essere sul posto di una gara di Supercross AMA è un’altra cosa. Niente da dire. Una emozione da provare per un appassionato del nostro sport almeno una volta nella vita. 40-50, a volte 60mila spettatori che fanno da cornice a uno show che parte con l’inno americano ma che è solo l’apice di un sabato pomeriggio/sera dalle grandi emozioni. A cominciare proprio dal “Paddock show” che dalle 12 si riempie, con i vari autograph session, i bilici dei factory team in bella mostra con le moto che luccicano. Le esposizioni dei modelli di serie affiancati a quelli racing, che dal 1986 sono direttamente derivati da moto di produzione. Emozionante esserci!
Mi ricordo bene come cominciò su Motocross nel 1988 una rubrica dedicata al motocross a stelle e strisce. Forse ve lo ricorderete anche voi! Lo Spazio USA. Fu una mia proposta al direttore e una rubrica diventata fissa proprio da febbraio 88. Ricordo con piacere le prime collaborazioni con giornalisti e fotografi americani poi diventati famosi, a cominciare da Kinney Jones di Dirt Rider, il fondatore della mitica rivista patinata Inside Motocross che purtroppo durò solo pochi anni.
Andai a trovarlo in una delle visite che facevo annualmente a mio fratello che vive ancora in California, e che nei primi anni dello Spazio Usa fu anche saltuario collaboratore. La redazione di Dirt Rider era sul mitico Sunset Boulevard, situata in una specie di container/ relitto di un vagone di untreno che era posizionato all’interno di un parcheggio, proprio sul BVLD più famosi di Los Angeles, quello di Beverly Hills. Kinney era il fotografo più in voga del momento ed anche quello più “avanti” con le idee.
Suoi i calendari con le moto dei piloti ufficiali cavalcate da splendide ragazze in bikini……Aveva già capito tutto. Lì conobbi anche Mark Kariya, giornalista e fotografo oriundo indiano/giapponese che era specializzato soprattutto sui servizi di enduro e delle gare nel deserto. Mark lo vedo ancora oggi quando vado alla Sei Giorni di enduro. Lui non manca mai. È sempre al seguito della nazionale americana col suo look stravagante, il capello lungo da indiano quasi sempre coperto da un cappello mimetico stile farmer. Dopo i primi contatti, da loro aspettavo ogni mese un pezzo da inserire in Spazio USA. All’inizio ricevere gli articoli e le collaborazioni non fu facile, a volte sporadiche, incomplete, ma poi il rapporto si intensificò e l’appuntamento con il mondo USA divenne una rubrica imperdibile e completa.
Quanto è cresciuto negli anni questo spazio USA e quanto influisce sempre di più ora l’andamento del mercato americano , le tendenze del motocross a livello mondiale! Ora tutto più vicino, immediato, molto più palpabile, ma che resta comunque un mondo affascinante per noi malati di motocross. Domani round 3 a San Diego. La mitica San Diego da dove nascevano negli anni ‘80 i piloti della “Canyon” valley. Si quasi tutti arrivavano da lì. Non c’erano tante piste da cross allora. I piloti di cross cominciavano ad allenarsi nei canyon a est di San Diego, nelle Valley. Alle porte del deserto. Pick up con moto caricata, belle ragazze e il sole della California. Non mancava proprio nulla!





















