Fotografare il Motocross
di Martino Bianchi
Fotografare il motocross per me è sempre stato qualcosa di istintivo. Non ho mai avuto nozioni di tecnica fotografica. Mi sono basato solo ed esclusivamente sulla conoscenza del movimento e del gesto sportivo dell’atleta nel guidare. Fotografare durante le mie trasferte per Motocross mi emozionava, soprattutto se le gare si disputavano su piste che mi piacevano. La mia prima foto da copertina (n.6/82) ricordo la feci a Michele Rinaldi nel mondiale che si corse a Faenza la prima domenica di maggio del 1982. Mi è sempre piaciuto cercare di dare l’effetto della velocità negli scatti e il “panning” era spesso ricercato nei miei scatti. Quella domenica di 40 anni fa…. Michele le prese sonoramente sulla pista praticamente di casa, da un Eric Geboers scatenato che vinse entrambe le manche. C’era tanto pubblico. Michele partiva sempre in testa aiutato da una Gilera missile e lui in questa foto sembra un missile che esce dal fotogramma, colto in cima al salitone del Monte Coralli. Certo il fotografare di allora aveva un qualcosa di romantico e di speciale che , malgrado mi piaccia sempre, non colgo con le macchine digitali d’oggi giorno. I pochi rullini da centellinare , dati dal direttore. Tre al massimo 4 da 36 scatti. “ Ti do anche un bianco e nero che non si sa ma, lo tieni sempre pronto sull’altra macchina”, mi diceva il Rupi. E sì c’erano anche la pagine in black and white allora! Inserire il rullino, ricordarsi di ri-avvolgerlo subito una volta arrivato alla fine per evitare di aprire inavvertitamente la macchina fotografica e mandare tutto a p…. Si è capitato anche quello. Poi cercare di cogliere l’attimo. Lo scatto. Senza motore, senza possibilità di scatti susseguenti. Mettere a fuoco manualmente. Scegliere il tempo di esecuzione, l’apertura del diaframma. E clic. Lo scatto. Unico. Senza possibilità di guardare subito se la foto è riuscita bene o no. E così tutto il giorno. Con l’ansia di essere riuscito a portare a casa il lavoro. Poi la goduria ( non sempre…) di vedere le diapositive il giorno dopo. In redazione col lentino sul visore per ore, magari con una notte passata a guidare di ritorno da una delle tante piste europee spesso lontane anche 1000 km. Ora è diverso. Più freddo. La possibilità di modificare lo scatto rende tutto molto più irreale e per me poco romantico. Lo scatto di allora ero lo scatto. L’attimo colto così com’era.
Vi allego qui sotto alcune immagini di motocross di cui mi sono innamorato. Qualcuno anche mio. Alcuni pubblicati dall’Illustrazione dello Sport a corredo di un articolo firmato proprio da Michele Rinaldi, pubblicato nel 1983. Era un mensile storico fotografico di quei tempi che affiancava in edicola l’Illustrazione Italiana nuova edizione del settimanale illustrato più letto in Italia dalla fine dell0ttocento all’avvento della televisione. C’è anche una mia foto nell’articolo scattata in Austria sulla pista di Launsdorf nel 1983. Michele qui (n.3) era con la Suzuki. I piloti sembrano delle cavallette. Maddii col n. 2 esce dall’obbiettivo. Una partenza spettacolare, mai vista così. Un pratone in salita costellato da salti e avvallamenti naturali che i piloti dovevano interpretare e cercare la traIettoria migliore per saltare di meno mantenendo la moto sempre in tiro. Michele inizia il suo articolo così:” Per qualcuno è uno sport, per altri è una passione. C’è chi lo intende come un confronto o una sfida con la natura; per me il motocross è tutto questo insieme”.
Bello fotografarlo!


















