Tre piloti, tre percorsi diversi e un finale che promette di decidere tutto. Con il Mondiale Supercross ormai alle battute conclusive, Christian Craig, Joey Savatgy e Jason Anderson hanno raccontato cosa ha significato questa stagione che li ha portati in giro per il mondo, fino alla volata decisiva per il titolo.
Il World Supercross Championship ha attraversato continenti, culture e condizioni differenti. Per i tre protagonisti della lotta iridata, il viaggio è stato importante tanto quanto il risultato in pista.
Per Christian Craig, la stagione è stata soprattutto un’occasione di rinascita, dentro e fuori dal tracciato.
«Mi sto divertendo molto – ha spiegato – viaggiare con la mia famiglia è stato bellissimo. Ho portato mia figlia a una tappa, mio figlio a un’altra. Girare il mondo è fantastico e il mio obiettivo era lottare per il campionato. Ed è esattamente quello che stiamo facendo. Quando ho ricevuto la proposta ho pensato: ok, andiamo all-in. Era il momento giusto per rimettermi in piedi e ricostruire tutto. Vincere in Gold Coast è stato speciale, anche se quella era l’unica gara in cui la mia famiglia non era presente. Essere qui, con la possibilità di giocarmi un titolo, è una sensazione incredibile».
Craig ha affrontato la serie con equilibrio: massimo impegno in gara, ma senza perdere il lato umano dell’esperienza.
«In gara siamo seri, ma nelle ultime cinque tappe tutto è stato molto ravvicinato. Sto cercando di godermi ogni posto nuovo, portando con me la famiglia quando possibile».
Un approccio molto diverso rispetto a quello di Joey Savatgy, che ha vissuto gran parte della stagione lontano dai suoi affetti, concentrato esclusivamente sull’obiettivo.
«Quando parti per la prima gara vuoi sempre essere nella condizione di lottare per il titolo alla fine – ha detto – non sono state le mie manche più belle, ma siamo riusciti a portare a casa quello che serviva».
La chiave, per Savatgy, è stata la velocità unita alle partenze.
«Con gare più corte, partire bene è fondamentale. In Australia la velocità c’era, anche se le condizioni non erano ideali per me. Se sarà così anche questo weekend, dovrò adattarmi. Mi sento di nuovo a mio agio. Con i punti così ravvicinati, potrebbe bastare anche una sola grande partenza nell’ultima gara».
Sul piano personale, il sacrificio non è mancato.
«Sono stato quasi sempre da solo. Mia moglie ha il suo lavoro, i bambini vanno a scuola. Non è stato facile, ma ho cercato di rallentare, visitare i posti, godermi luoghi in cui forse non torneremo più. Con tre piloti come noi, più maturi, con famiglie, sarà uno spettacolo fino alla fine».
Per Jason Anderson, alla prima stagione completa nel Mondiale Supercross, il tour globale è stato una vera scoperta.
«È la prima volta che faccio tutta la serie e onestamente è fantastica. Organizzazione di alto livello e gare incredibili. Non puoi vincere il campionato nelle prime tre tappe. Stoccolma, con quel fondo morbido, sembrava davvero una gara mondiale. Viaggiamo ovunque ed è qualcosa di speciale».
Dopo un inizio di stagione complicato con il team Pipes Motorsport Group su Suzuki, la battaglia con Craig e Savatgy ha acceso definitivamente Anderson.
«Spero che io, Joey e Christian possiamo dare spettacolo fino all’ultimo. Ho la sensazione che tutto si deciderà nell’ultima manche, sarà davvero un winner-take-all».
Sul format a tre gare, con più punti assegnati alla finale, Anderson sorride:
«Dipende da come vanno le prime due! A volte vorrei che contassero di più, a volte di meno… dipende dalla serata».
E conclude con una riflessione sul campionato:
«È impegnativo viaggiare così tanto, ma bisogna fermarsi un attimo e apprezzarlo. Sta portando qualcosa di nuovo al nostro sport, un passo che serviva. È bello farne parte».











