
Al Round 2 del AMA Supercross Championship a San Diego, Dylan Ferrandis ha firmato una prestazione solida e concreta, trascinando da solo il progetto Troy Lee Designs Red Bull Ducati Factory Racing in assenza del compagno Justin Barcia, fermo ai box dopo l’infortunio di Anaheim 1. Al di là dello stop forzato di Barcia, il weekend californiano ha comunque offerto indicazioni positive sul debutto Ducati nel Supercross.
Ferrandis ha iniziato la giornata prendendo confidenza con un tracciato più stretto e tecnico rispetto ad Anaheim. Nel primo turno di qualifiche il francese ha lavorato soprattutto sull’adattamento, chiudendo con un 1:00.962 (12°). Il salto in avanti è arrivato nel Qualifying 2: quasi otto secondi limati e 52.990 sul cronometro, tempo che gli è valso il nono posto di sessione e il nono complessivo.
In Heat Race 2, grazie a una buona partenza, Ferrandis ha chiuso il primo giro in quinta posizione. Dopo aver perso un posto nel secondo passaggio, ha reagito con decisione: due sorpassi puliti al quarto giro gli hanno permesso di risalire fino al quarto posto, mantenuto fino alla bandiera a scacchi per una qualificazione diretta e convincente al Main Event.
La finale non è partita come sperato. Un avvio complicato lo ha visto transitare decimo al primo giro, ma il ritmo è cresciuto rapidamente: già al terzo passaggio era nono, firmando anche il suo giro più veloce di gara. La costanza gli ha consentito di risalire fino alla settima posizione a metà corsa. Una piccola caduta nelle whoops ha però interrotto la progressione; Ferrandis è ripartito subito, assestandosi nuovamente in nona posizione fino al traguardo.
Nonostante l’episodio, il bilancio di squadra è positivo. In un fine settimana affrontato “in solitaria”, la Ducati ha mostrato progressi concreti in termini di guidabilità e passo gara, confermando che il potenziale c’è e che con partenze migliori i risultati possono crescere.
“La serata non è andata male, onestamente,” ha spiegato Ferrandis. “Abbiamo fatto dei miglioramenti sulla moto questo weekend. Non era facile replicare le condizioni di gara, quindi sono arrivato pronto ad adattarmi, e lo abbiamo fatto. Abbiamo cambiato qualcosa tra una sessione e l’altra e, nel complesso, penso che abbiamo fatto grandi passi avanti. La moto è stata davvero fantastica. Ero sesto, poi sono sceso settimo e ho provato qualcosa di diverso nelle whoops, finendo per cadere. Ho perso un paio di posizioni e ho chiuso nono. Tutto il team si sente molto a suo agio con la moto e con quello che possiamo ottenere. Credo che miglioreremo ancora questa settimana e torneremo più forti ad Anaheim 2.”
Al di là del risultato finale, ciò che ha colpito maggiormente nel weekend di San Diego è stato il comportamento della Ducati in pista. La moto si è mostrata stabile e composta nelle whoops, precisa nei canali e efficace nelle curve più lente e tecniche. Un aspetto tutt’altro che scontato, considerando che il Supercross rappresenta una disciplina nuova per Ducati e richiede soluzioni molto specifiche in termini di ciclistica e gestione dell’erogazione. Proprio per questo, quanto visto in gara assume ancora più valore: la Desmo si è dimostrata competitiva, probabilmente la Ducati più performante che si sia vista finora in un contesto così estremo. Segnali chiari di un lavoro tecnico importante, che lascia intravedere un potenziale ancora inespresso.
Ora gli occhi sono puntati su Anaheim 2!













