Due anni fa, una lussazione all’anca rischiava seriamente di mettere la parola fine alla carriera di Max Vohland. Un infortunio pesante, arrivato mentre correva con il team Pro Circuit Kawasaki, che lo ha lasciato con una conseguenza ancora oggi presente: nessuna sensibilità al piede.
Un problema enorme per un pilota di Supercross. Eppure, proprio quando tutto sembrava perduto, la soluzione è arrivata da una scelta tecnica fuori dal comune: l’adozione del freno posteriore a mano, al posto del classico comando a pedale. Una soluzione che, col tempo, non solo gli ha permesso di tornare a correre, ma che oggi rappresenta il futuro della sua carriera.

La dimostrazione è arrivata a San Diego Supercross, dove Vohland ha conquistato una impressionante vittoria nella heat race, segnale chiaro di un pilota che sta ritrovando fiducia e competitività.
Il recupero fisico è stato lungo e complesso. Il piede, spiega Vohland, è diventato più forte col tempo, ma la sensibilità non è mai tornata: non riesce a sentire la pedana, né a gestire il freno tradizionale. Per questo il passaggio alla leva al manubrio è diventato una necessità. All’inizio, però, nulla funzionava come sperato. I primi sistemi testati non erano efficaci e per molto tempo la sensazione è stata quella di non poter più tornare a correre ad alto livello.

Anche dopo il rientro alle gare, le difficoltà non sono finite. Il sistema era complesso, richiedeva continue modifiche e adattamenti, e spesso sembrava che non fosse comunque sufficiente per competere davvero. Poi, finalmente, è arrivata la svolta: la configurazione giusta, quella che ha iniziato a funzionare davvero. Da lì, i risultati hanno cominciato a migliorare e, soprattutto, è tornata la convinzione di potercela fare.
Oggi Vohland sente di essere molto vicino al livello migliore della sua carriera. Il freno a mano ha pro e contro, ma nel Supercross sembra adattarsi particolarmente bene. Le velocità più contenute rispetto all’outdoor e la possibilità di sfruttare di più i canali permettono di compensare le difficoltà in staccata, rendendo il sistema non solo utilizzabile, ma in alcuni casi persino vantaggioso.

La stagione è ancora lunga e, al di là del risultato di San Diego, Max non ha ancora mostrato tutto il suo potenziale. Ma il talento c’è, la velocità anche, e ora c’è soprattutto una nuova consapevolezza. A rafforzare il suo percorso, inoltre, c’è una figura che pesa eccome: Chad Reed, entrato nel suo angolo come riferimento ed esperienza.
Dopo aver rischiato di perdere tutto, Max Vohland è tornato.











