Nuovo team, nuova moto e un progetto completamente diverso dal passato. Ferruccio Zanchi affronta la sua terza stagione nel Mondiale MX2 con Ducati, dopo il passaggio da Honda. Un inverno intenso, fatto di cambiamenti importanti, lavoro metodico e di una Desmo ancora giovane, ma già promettente.
Ferruccio, partiamo dall’inverno e dall’organizzazione del team: come siete messi a Roma e come vivi questa nuova realtà?
«Siamo organizzati tutti vicino all’officina. C’è una struttura con una zona comune dove mangiamo insieme e dietro ci sono le camere. Io però vivo da solo, poco distante, a Santa Marinella. È stata una mia scelta: mi trovo meglio così, riesco a gestire meglio i miei spazi e a stare più tranquillo. Alla fine la distanza è minima, quindi non cambia nulla a livello pratico.»
Fisicamente come stai, soprattutto dopo l’operazione al ginocchio?
«Sto bene. Ho fatto tutto il percorso di fisioterapia come si deve e non ho avuto problemi. Il feeling è identico all’altro ginocchio, quindi da quel punto di vista sono tranquillo.»
Per quanto riguarda la preparazione fisica, che tipo di lavoro avete impostato quest’anno?
«Ci alleniamo a Roma in palestra e siamo seguiti da Giuseppe Chiodi (Weset performance) per tutta la parte fisica. Abbiamo lavorato molto sulla corsa a piedi, ma sempre con metodo. Un po’ di tutto: lavori diversi, ma mai troppo lunghi. Abbiamo lavorato anche sulla forza, ma senza esagerare, più esplosiva che classica da palestra.»
Rispetto agli anni scorsi è cambiato molto il metodo di lavoro? Non lavori più con Vimond…
«Sì, parecchio. Purtroppo per una serie di circostanze il mio rapporto con Jacky Vimond è finito. Sono stati anni belli, ho imparato tantissimo. Oro però riparto da zero e inizio a scrivere una nuova pagina. Con Joakin Furbetta stiamo facendo un lavoro diverso, mi trovo bene. Stiamo lavorando tantissimo sulle basi: tecnica, posizione, controllo della moto. L’obiettivo è fare le cose bene. La cosa che mi piace di più è che c’è dialogo, ci si confronta sempre e le decisioni si prendono insieme. Questo mi piace molto.
Parliamo della moto: Ducati è un progetto ancora giovane. Che sensazioni hai?
«La moto ha una base molto buona. Mi piace, ha una bella potenza. È chiaro che manca ancora qualcosa, ma è normale: è una moto fresca, con poche gare alle spalle. Però stiamo lavorando bene e la direzione è giusta.»
Rispetto alla Honda, cosa hai trovato di diverso sulla Ducati?
«La Ducati allunga molto di più. È una cosa impressionante: a volte ti viene da cambiare marcia e invece è proprio lì che la moto spinge ancora di più. La potenza sembra non finire mai. In certe situazioni dove con l’Honda dovevo aiutarmi con la frizione, qui non serve.»
Gli Internazionali d’Italia quanto saranno importanti per sistemare le ultime cose?
«Tantissimo. In allenamento la moto va bene praticamente ovunque, ma il vero confronto lo hai solo in gara. Gli Internazionali serviranno per capire dove siamo rispetto agli altri, cosa manca e quanto c’è ancora da fare. Sono un banco di prova fondamentale.»
Chiudiamo con gli obiettivi: cosa ti aspetti dagli Internazionali e da questo inizio di stagione?
«Prima di tutto tornare a correre, perché da metà della scorsa stagione non facevo una gara vera. Poi capire a che punto siamo con la moto. Gli Internazionali saranno un punto di partenza per costruire il Mondiale. L’obiettivo è sempre stare la davanti con i migliori!»














