Georges Jobè è stata una figura importante nella carriera di David Philippaerts, molto presente. Il loro legame è andato oltre la sfera professionale, sfociando in un’amicizia vera, incondizionata. Alla notizia della scomparsa del cinque volte Campione del Mondo belga, Philippaerts ha voluto ricordarlo così. “Da quando sono entrato in KTM, nel 2006, mi ha sempre aiutato. Ci siamo conosciuti proprio quell’anno. Da lì in avanti abbiamo sempre lavorato assieme. A metà 2008 è stato fondamentale per la vittoria del titolo Mondiale. Mi ha sempre dato consigli al momento giusto. Anche quando non lavoravamo più assieme ci siamo sempre tenuti in contatto, l’ultima volta l’avevo sentito a inizio novembre. Per me è stato un gran maestro, mi ha aiutato ad andare in moto, a capirla, su come ci si deve allenare, la vita del motocrossista in genere. E’ stato un punto di riferimento, una guida anche ‘spirituale’. Ogni volta che lo sentivo mi dava una gran carica. Quando nel 2007 si era fatto gravemente male alla schiena, e dopo un anno l’ho rivisto in piedi mi si è stretto il cuore. Un giorno a casa sua mi raccontò dei sette mesi di calvario che aveva passato per tornare a camminare, ed è stato emozionante. Mi ha detto delle cose che mi rimarranno impresse per tutta la vita. Cose che tengo per me. Era un combattente, una persona che non mollava mai. Lui stesso si dava la stessa carica che infondeva ai giovani. Mi piaceva perché era diretto, le cose le diceva in faccia, senza giri di parole. Era schietto, non aveva mai problemi con nessuno perché metteva subito le cose in chiaro. Nel 2006, il venerdì prima della gara in Bulgaria, ricordo che mi disse: ‘Le prossime gare saranno tue’. E ci vide giusto. Vinsi quattro gran premi di fila. Mi aveva dato una carica bestiale. Era un gran motivatore. Da tempo sapevo della sua malattia, me lo disse appena gliel’avevano diagnosticata, come mi disse anche che i medici non gli avevano lasciato grosse speranze. Era fatto così, non stava lì a girarci troppo attorno. Sapeva ciò che lo attendeva. Ho saputo della sua scomparsa attraverso un amico comune, quella notte non ho dormito. E’ una grossa perdita per tutti. Proprio un brutto momento. Di lui conserverò ogni istante del nostro rapporto, da amico, da idolo, da professionista. Sarà sempre un riferimento nella mia vita. Spero un giorno di poter portare i suoi insegnamenti a qualche giovane”.
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