KTM MAININI MC 125
di Walter Barbin
A metà degli Anni ’70 un manipolo eterogeneo di appassionati e tecnici sopraffini dà alla luce la prima moto da cross con raffreddamento a liquido. A “mente fredda” il racconto di quella esperienza.
Mauro, i Mainini e il Ginetto, come spesso accade, sono vicini al banco prove dell’officina della concessionaria KTM dei Fratelli Mainini di Busto Arsizio. E’ tardo pomeriggio e alla fine di una giornata lavorativa in officina la stanchezza porta a essere più lenti e riflessivi.
Forse proprio da qui nasce quella situazione: un momento catartico in cui tutti osservano un bicilindrico Aermacchi 250 GP raffreddato ad acqua con i suoi cilindri nudi e privi delle enormi alette che adornano i gruppi termici delle moto da cross dell’epoca.
Luigi Clerici, in arte il Ginetto, guardando fisso il banco prova con il motore Aermacchi “ad acqua”, dice: “Ma perché non lo mettiamo sul KTM del Mauro?”. Da quel momento le moto da cross non furono più le stesse.
I MAININI
Fausto (il commerciale dalle risorse infinite) e Vincenzo (il tecnico e la mente) gestiscono la concessionaria KTM di Busto Arsizio con annessa un’agguerrita Squadra Corse che si fregia di 8 Campionati Italiani tra Salita e Velocità. Costruiscono in proprio delle moto MTK (acronimo di Mainini Team Kreidler) adottando i propulsori tedeschi da 50 cc. che all’epoca assicurano alte prestazioni.
In quel periodo l’officina dei Mainini è accessoriata di una serie di macchine utensili che garantiscono ogni tipo di lavorazione. C’è anche il banco prova (che tanto piace al Mauro…) con cui verificano la qualità delle modifiche apportate ai prototipi KTM ad acqua.
I Mainini per anni aiutano i piloti che gravitano attorno alla loro officina. Il Cross non è una priorità per Vincenzo, molto più orientato verso le gare di Velocità, mentre Fausto (da ex pilota di Cross) è dalla parte di Mauro.
IL GINETTO
Luigi Clerici è il braccio armato del gruppo, un’istituzione da quelle parti. È un MECCANICO a 360° capace di eseguire qualsiasi tipo di lavoro vicino a una motocicletta: da una semplice saldatura fino alla modifica radicale di un motore. Mostra con orgoglio i suoi lavori e si rammarica del fatto che per motivi di salute non può neanche saldare un telaio, da lui costruito! Anche in qualità di padre, trasferisce bene la sua passione al figlio Roberto, in arte “Ginetto”, che attualmente è il meccanico di Marc Marquez nel Team Honda HRC. A distanza di 40 anni tutto torna: “i Ginetto” prediligono piloti con le iniziali MM!
IL MAURO
Il Mauro è Mauro Miele, giovane endurista e crossista di belle speranze che a causa di un grave infortunio deve abbandonare la moto troppo presto. Resta però il primo pilota italiano a vincere una prova del Mondiale di Motocross nel 1979. Frequenta l’officina dei Mainini dal 1971 dove, dopo aver finito i compiti, passa interi pomeriggi ad ammirare il lavoro svolto vicino al banco prova. La sua frequentazione è tanto assidua che in alcune situazioni particolari i Mainini tendono a “sbatterlo fuori” perché d’ingombro.
A seguito della domanda fatta dal Ginetto c’è qualche secondo di silenzio utilizzato da tutti per riflettere su quella strana proposta che poi, in fondo in fondo, non è così campata in aria. Alcune moto da Velocità adottano già questo sistema di raffreddamento e il rendimento del motore ha un calo di prestazioni inferiore rispetto ai raffreddati ad aria.
La moto oggetto di questo servizio fotografico è la seconda versione del 1978, ma diretta discendente del prototipo su base KTM 125 LC di serie del 1976, anch’esso messo a disposizione dai Mainini. È necessario effettuare questo passaggio perché la moto del 1976 serve a rendere migliore e performante il modello del 1978, oggetto di questo articolo.
I giorni seguenti alla proposta del Ginetto servono al team per focalizzare cosa può essere utile per la modifica da loro immaginata; in quel momento si mettono a frutto tutte le conoscenze dei Mainini e di Ginetto per reperire le parti meccaniche necessarie.
Il cilindro Aermacchi da cui scaturisce l’idea viene chiesto direttamente al Reparto Corse, un gruppo termico “ufficiale” che non tarda ad arrivare. Vincenzo e Ginetto sono certi che l’accoppiamento gruppo termico e basamento KTM 1976 non dà grossi problemi: devono solo abbassare il basamento del cilindro di 4 mm.
La prima difficoltà è legata al modo in cui deve circolare l’acqua, perché le piccole Kreidler da pista hanno un impianto elettrico adatto ad alimentare il motore della girante, mentre le moto da cross non hanno questa opportunità.
A questo pone rimedio “il Locati” Emilio che da buon tecnico Borletti pensa a un rinvio angolare Veglia-Borletti utilizzato per trasmettere la rotazione al contagiri. Per permettere al Mauro di avere sotto controllo la temperatura dell’acqua, il Locati fornisce anche un termometro a sonda, naturalmente di marca Veglia-Borletti.
A seguito di questa scelta è necessario avere un nuovo albero motore, cui viene collegato il rinvio angolare Veglia-Borletti. L’uomo di fiducia in questi casi è “il Brena” Clemente, della Brena Ingranaggi di Castellanza, che mette a disposizione la sua esperienza per la costruzione di un nuovo albero e l’adattamento con precisione del nuovo gruppo termico. Le macchine utensili a controllo numerico non esistono ancora e in questo frangente la bravura del Brena fa la differenza. L’alesaggio e la corsa del motore di serie KTM sono 54 x 54, mentre il motore Aermacchi è 56 x 50.
Per i radiatori la scelta cade su quelli del riscaldamento della Fiat 600 modificati dal Ginetto e installati nello spazio creato fra il serbatoio benzina (ridotto nelle dimensioni) e le piastre forcella. Anche la posizione dei radiatori è un’anticipazione dei tempi, basti pensare che alcune Case motociclistiche arrivano a montarli nella posizione integrata al serbatoio solo anni dopo.
Il motore inizia a girare al banco evidenziando subito un’erogazione che in seguito crea non pochi problemi a Miele durante i primi test. Il cilindro Aermacchi è “da pista” con un enorme vuoto ai bassi regimi, per poi esplodere in tutta la sua potenza agli alti. Per il Ginetto è una dura lotta contro quel cilindro. Consuma quantità industriali di pasta bi-componente Defcon, ma alla fine riesce a spuntarla salvaguardando l’incolumità del Mauro…
Riguardo al carburatore, il Bing Ø 34 mm viene sostituito da un più conosciuto e usuale Dell’Orto Ø 34 mm PHBE-HS, dato che nelle gare su pista il cilindro Aermacchi fa coppia fissa con il Dell’Orto da 36 PHB-AS. Le prime uscite nel 1977 nel campo di cross di Olgiate non sono propriamente esaltanti. Miele si accorge che la temperatura dell’acqua sale molto dopo qualche giro, di conseguenza le prestazioni del motore calano.
Anche l’ilarità degli altri crossisti presenti a Olgiate si fa piccante, tanto che un giorno un avversario di Miele gli dice: “Mauro, dimmi quando l’acqua bolle che buttiamo la pasta!” seguito da fragorose risate.
Tutti i componenti del team sanno che la strada è quella giusta. Ma viene il momento di abbandonare il primo prototipo per costruirne un secondo più performante e, soprattutto, privo del difetto del surriscaldamento dell’acqua.
I Mainini “recuperano” una fiammante KTM 125 MC del 1978, cui viene montato un altro gruppo termico Aermacchi ufficiale modificato su specifiche del Ginetto con canna in alluminio da fusione, camicia con riporto in nikasil e pistone Mahle a una fascia.
Il timore di tutti è quello di non riuscire a dissipare tutto il calore proveniente dal cilindro e allora il Ginetto pensa di lavorarlo all’esterno creando gli inviti per accogliere le alette che salda attorno al gruppo termico. La serie di alette è costruita apposta ma con modeste dimensioni. Ginetto ricorda di aver saldato l’alettatura con un bel pezzo di ghiaccio dentro al cilindro onde evitare anomale deformazioni dovute al calore.
Per la testa, Vincenzo e il Ginetto optano per un particolare in magnesio ricavato per fusione in terra fabbricato apposta dalla Flam. Sulla seconda versione del prototipo H2O nulla è lasciato al caso e l’estetica del gruppo termico nel suo insieme ne è una dimostrazione. Anche sul modello del 1978 il carburatore Bing da Ø 34 mm è sostituito dal rodato Dell’Orto Ø 34 mm già montato sulla moto del 1976.
Nulla si fa per la frizione e i rapporti finali, che rimamgono invariati rispetto al modello commercializzato da KTM in quell’anno. Discorso diverso per il cambio. Visti i problemi di erogazione, Vincenzo Mainini e il Ginetto passano da un 5 a un 6 marce migliorando la rapportatura di seconda e terza. Ginetto ne approfitta per alleggerire gli ingranaggi.
Per completare al meglio l’opera è necessario montare uno scarico che può far rendere il motore al meglio. Nella moto precedente viene usata la marmitta di serie del KTM 1976, mentre sul prototipo del 1978 si parte dall’espansione Aermacchi.
Lo sviluppo delle marmitte dei motori 2 tempi nella Velocità e nel Cross differiscono molto e per questo motivo “il Brusa” (“marmittaio” di fiducia) la rende un’espansione da ruote artigliate con una “pancia” più grande e un tubo terminale tanto corto che il silenziatore rimane completamente nascosto dietro il fianchetto portanumero destro.
Il rinvio angolare Veglia-Borletti viene abbandonato e sostituito da un appropriato ingranaggio per dare azionamento meccanico alla pompa dell’acqua in ferro, che normalmente è installata sulle Kreidler da Velocità con azionamento elettrico. Viene messo in discussione il radiatore e soprattutto la sua posizione. La superficie radiante divisa a metà è meno efficace e la posizione incastrata tra le forcelle e il serbatoio non permette un pieno flusso d’aria per il raffreddamento. Il risultato è l’utilizzo di un radiatore rettangolare unico, di derivazione pista, posizionato davanti al manubrio con una la tabella portanumero in rete.
La nuova posizione del radiatore costringe a modificare il serbatoio in vetroresina per far passare il tubo del circuito dell’acqua; la modifica è eseguita dal “barcaiolo” di professione Giovannino Coppi, un drago con la vetroresina!
Sulla parte ciclistica c’è da segnalare l’adozione delle forcelle Ceriani ufficiali con foderi in magnesio e steli da Ø 35 mm ad aria, con la parte superiore allungata per accogliere delle molle maggiorate. Lo stesso Arturo Ceriani fornisce il miglior materiale possibile con l’assistenza del suo tecnico di punta, “il Pierino”. Al posteriore, Mauro Miele sceglie dei Bitubo con interasse da 345 mm e corsa da 250, con cui si trova molto bene.
Mauro Miele sta affinando le sue doti di collaudatore e in quel periodo si divide tra le prove di Italiano Senior nell’Enduro e di Italiano Junior nel Cross. La moto di per sè non ha una gloriosa carriera agonistica. Anche le fugaci apparizioni a qualche prova di Campionato Italiano Junior servono più per raccogliere dati e testare il motore che per cercare la prestazione in senso assoluto.
Questo non preclude al gruppo di togliersi una grandissima soddisfazione: dalla sede KTM di Mattighofen, tramite i Mainini e “il Ferro” (Bruno Ferrari, meccanico storico di Farioli che segue Miele nell’Enduro e nella stagione del Mondiale Cross del 1979), richiedono la spedizione del motore in Austria per essere supervisionato dal Capo del Reparto Corse, Ing. Stulberg. La sorpresa è ancora più grande quando KTM nel 1981 immette sul mercato il suo primo propulsore raffreddato a liquido, stretta derivazione di quello modificato a Busto Arsizio! Posizione e tipo di pompa e alettatura del cilindro compresi.
Quello che accade in quel periodo storico è irripetibile. All’epoca alcune tra le più famose e rinomate Case italiane di motociclette hanno sede in Lombardia. L’indotto che si crea attorno è di primo livello (per la componentistica) con la conseguente formazione di tecnici di alto profilo professionale. Altra condizione particolare è da ricercarsi nella sinergia creatasi dal gruppo della Velocità, capeggiato da Vincenzo e Ginetto, e da quello del Cross con Fausto e Mauro.
La moto del servizio è stata gentilmente messa a disposizione dal proprietario, Renato Mannuzzato, detto anche “il Manetta”. Lui con Anna Mainini, il Mauro e il Ginetto custodiscono gelosamente quei ricordi indimenticabili trascorsi con Fausto e Vincenzo Mainini, da poco scomparsi, a qualche settimana di distanza.
(images Davide Messora)
























