
Abbiamo sentito Alberto Forato al telefono prima dell’inizio della stagione, in una fase chiave del suo percorso.
Dopo due stagioni complicate, segnate da infortuni importanti e da un lungo lavoro di recupero, il pilota veneto è pronto a ripartire con una nuova sfida con il team Factory Fantic.
Alberto, partiamo dalle prime sensazioni con il nuovo team e la nuova moto?
«Sta andato tutto molto bene, dai. Siamo in Sardegna per preparare la stagione. Non ho girato tanto e sulla sabbia ancora meno: una volta a Rosolina e in questi giorni ad Alghero, ma è una sabbia completamente diversa. All’inizio ero un po’ indietro con la preparazione, però giro dopo giro mi sento meglio. Ora le sensazioni stanno tornando. Stiamo lavorando tanto, stiamo facendo molti test, ma non perché la moto abbia qualcosa che non va. È più per cucirla su di me: posizione in sella, dettagli ergonomici, sospensioni, elettronica. È un lavoro che mi piace, perché stiamo costruendo una base solida. Per le sospensioni lavoro con KYB Technical Touch come l’anno scorso, ma questa moto è completamente diversa, quindi è difficile fare paragoni diretti. A primo impatto però mi sono sentito subito comodo. Io sono fisicamente grande e sopra ci sto bene, non mi sento “impacciato”».
Ti aspettavi una moto più ingombrante?
«Sì, soprattutto davanti. Invece negli ultimi due anni è migliorata tantissimo. Le plastiche non sono così larghe come pensavo, e questo aiuta molto nella guida. È una sensazione generale, probabilmente legata al telaio e all’insieme della moto».
Parliamo del motore: che carattere ha questa Fantic?
«Va molto bene. A me piace perché è molto libera, quasi elettrica: appena tocchi il gas gira subito. Ai bassi è fluidissima, se vuoi allungare puoi farlo, se cambi subito ti aiuta da sotto. È un’erogazione che mi piace davvero. Qui senti proprio che il motore gira libero. Su altre moto magari è tutto più pieno e meno rotondo, qui invece hai una risposta immediata. Non manca potenza, ne ha abbastanza per fare tutto quello che serve».
A livello umano e tecnico, che ambiente hai trovato nel team?
«Molto buono. Non li conoscevo bene lavorativamente, ma mi stanno lasciando tranquillo, soprattutto nel recupero. Non mi mettono fretta. Mi dicono: se te la senti spingi, altrimenti vai sereno. È una cosa che apprezzo molto».

Hai anche fatto un cambiamento importante tornando al tuo allenatore del 2023 Yuri Naldini. Cosa ti ha spinto a farlo?
«Negli ultimi anni hanno cercato di trasformarmi in qualcosa che non sono, e ho tribolato. Mi sono accorto di aver perso i miei punti forti: mobilità, agilità in certe sensazioni. Alcuni lavori non erano il mio stile, mi svuotavano. Tornando al mio metodo, in una o due settimane è tornato tutto. Mi sento di nuovo bene».
Come affronterai le prime gare?
«Con calma. Serviranno per capire meglio tutto: la moto, il team, me stesso. Voglio fare le mie manche, allenarmi e crescere piano piano. L’obiettivo di quest’anno è fare tutte le gare e crescere. Nessuno si aspetta che io sia pronto subito alla prima gara del Mondiale in Argentina, e va bene così».
Come sta il ginocchio?
«Sta bene. Vado tranquillo non per dolore, ma per non fare sciocchezze. Uso sempre le protezioni e cerco di salvaguardarlo il più possibile. Ci tengo a ringraziare tutti per il sostegno dato durante la raccolta fondi per sostenere l’operazione, è anche grazie a voi se sono riuscito a tornare in moto a questi livelli».
Che stagione sarà anche dal punto di vista personale?
«Sono contentissimo di aver trovato una moto ufficiale e un team di altissimo livello. Mi trovavo in una situazione difficile a fine 2025, ma poi è arrivata questa opportunità e ne sono grato. Il Mondiale MXGP è difficilissimo, ho lavorato tutta la vita per arrivare qui e per andare forte, quindi darò tutto quello che ho per stare la davanti. Ci vediamo ad Alghero e Mantova per gli Internazionali d’Italia!













