
Sono legato ad Arco di Trento da un ricordo speciale. E’ stato proprio sull’impianto del Ciclamino, altrimenti detto Pietramurata, che nella primavera dell’87 ho avuto l’opportunità di correre il primo dei cinque Gran Premi che diedero un senso compiuto a quella mia stagione di gare. Fu il coronamento di un sogno iniziato tanti anni prima quando, sotto il casco di un bambino, i gas di scarico bruciati fuori casa alimentavano grandi fantasie.
Da quel Gran Premio d’Italia son passate tante primavere. Ma, ogni volta che sento parlare della pista di Arco, rivivo le emozioni di quel 10 maggio.
L’esame delle qualificazioni da superare, il pettorale Camel, la presentazione dei piloti davanti al pubblico di casa, le moto ufficiali che allora, credetemi, erano ufficiali davvero. Sono esperienze forti che lasciano qualcosa dentro. Quando perlopiù stai dietro al tuo primo cancelletto mondiale e dividi lo spazio di un manubrio con quel Jean Michel Bayle che di lì a poco sarebbe diventato campione dei due mondi.
Da uno stato emotivo all’altro in un’altalena di emozioni che passa per la notizia secondo cui l’impianto di Arco di Trento potrebbe chiudere i battenti per lasciare spazio ad un campo da golf. Suona male ma è così. Non dico nulla di nuovo se scrivo che l’elenco delle piste costrette ai lucchetti è lungo e preoccupante. Ma i timori aumentano di fronte alle ragioni per cui un impianto come quello di Arco sarebbe costretto ad interrompere la propria attività. Non si tratta infatti dei soliti problemi legati all’inquinamento acustico, né tantomeno di difficoltà economiche o di mancanza di volontà da parte di chi fino ad oggi ha fatto un lavoro pregevole. Niente di tutto ciò. Il rammarico per questo cresce, poichè stiamo parlando di uno sport, il golf nello specifico, che per una “divina benedizione” può permettersi il lusso di schiacciarne un altro, storicamente considerato minore, arrecando un danno oggettivo all’intera comunità di motocrossisti.
Conosco il Ciclamino. E allo stesso modo conosco le caratteristiche di un campo da golf da quando, pur senza risultati incoraggianti, cerco di emulare il fenomeno Woods ed il suo divino swing. Se quelle del Golf Club Alto Garda dovessero essere 9 o 18 buche (questi sono i parametri) poco importa. In tutti i casi non mi pare ci siano i presupposti per fare qualcosa di importante dove ora al contrario insiste una pista che ha fatto la storia del nostro sport. Mi auguro allora che l’amministrazione pubblica del Comune di Dro, unitamente alla Provincia, chiamata a quanto pare a partecipare al progetto, prendano coscienza di quanto penalizzante potrebbe rivelarsi la chiusura di uno degli impianti di riferimento del nord-est.
Capisco sia più semplice modificare la destinazione di un’area già peraltro ad uso sportivo piuttosto che inventarne di nuove. Ma non comprendo le ragioni per cui debba essere così fortemente danneggiata una disciplina che esprime numeri importanti.
Il Motoclub Arco ha ottenuto una deroga fino a novembre 2009. Dopodichè potrebbero iniziare i lavori. Per scavar buche. Non quelle “amiche” di un campo da cross, ma quelle per noi impopolari di un campo da golf.
EDOARDO PACINI










