
Abbiamo parlato con Andrea Adamo in queste ore prima degli Internazionali d’Italia, per fare il punto su questo inizio di stagione molto particolare: il passaggio alla 450 e la nuova sfida nel Mondiale MXGP. Una scelta non scontata, considerando che l’età gli avrebbe permesso di restare ancora un anno in MX2.
Ciao Andrea, come stai? Sei pronto per affrontare il primo anno in MXGP?
«Ciao a tutti, si sto bene. Naturalmente manca ancora un mese al Mondiale ed è quello l’obiettivo principale. E’ importante fare anche qualche gara per capire dove siamo. Dopo gli Internazionali ci sarà un mese esatto prima dell’inizio del Mondiale, quindi nel caso ci sarà tempo per lavorare sugli aspetti da migliorare.»
Hai già in mente su cosa devi lavorare di più?
«Onestamente no, soprattutto perché non conosco ancora il mio livello in 450. In MX2 sapevo di essere uno dei tre che potevano giocarsi le gare e il campionato. Qui è diverso: categoria nuova, avversari nuovi. In allenamento hai pochi riferimenti, e quelli che hai vanno presi con le pinze. Il vero verdetto arriva solo in gara.»
Le prime sensazioni salendo sulla 450?
«Ho capito subito che la moto non è uno scherzo. In 450 devi avere gli occhi aperti e stare molto attento, tutto è più accentuato rispetto alla 250. È una cosa che sapevo già, ma viverla è diverso.»
Cambia molto anche lo stile di guida?
«Sì. La 250 puoi guidarla in modo più aggressivo, tirare le marce. Con la 450 è un altro discorso: l’inerzia del motore è tanta e se usi troppo le marce basse la moto diventa nervosa. Per andare forte devi guidare di più in percorrenza, usare una marcia in più. Non è una passeggiata.»
Hai dovuto fare allenamenti specifici per adattarti?
«In realtà no. Mi sono adattato abbastanza bene, quindi non abbiamo fatto lavori particolari per cambiare lo stile. Automaticamente ho capito come usare il motore. Magari ci sono ancora dettagli da legare meglio, ma in allenamento sta andando tutto bene.»
A livello di preparazione fisica hai cambiato qualcosa passando dalla MX2 alla MXGP?
«Poco, onestamente. Mi allenavo già tanto anche prima, con un carico di lavoro importante. Non ho cambiato praticamente nulla nella preparazione.»
E per quanto riguarda la moto? Telaio simile, ma motore, inerzie e peso sono diversi.
«Sono stato molto fortunato. Quando è nata l’idea di passare in 450, KTM e il team mi hanno chiesto cosa mi aspettassi dalla moto. Ho risposto che non cercavo qualcosa di estremo, ma una moto che si avvicinasse alle caratteristiche che piacciono a me. Quando ci sono salito sono rimasto impressionato: non mi ha messo in crisi da nessuna parte. Non ho mai detto “questo dobbiamo cambiarlo”. La moto mi ha assecondato subito.»

La scelta di passare in 450: quando è maturata?
«Verso metà stagione scorsa. Indipendentemente dal risultato finale avevo già deciso. In MX2 sentivo che la mia curva di apprendimento era arrivata quasi al limite. Certo, si può sempre migliorare, ma si parla di dettagli. Ero sempre lì a giocarmi gare e campionato. Ho pensato che un anno in più in 450 potesse darmi di più rispetto a un altro anno in MX2.»
Non resta un po’ di amaro in bocca sapendo che avevi ancora un anno per giocarti il titolo MX2?
«Sì, un po’ sì. Negli ultimi anni siamo sempre partiti per vincere il Mondiale e mi sarebbe piaciuto riprovarci. Però guardando la mia carriera, parlando con la mia famiglia, sento che questo è il momento giusto per fare il salto.»
In MXGP il livello cambia drasticamente. Ti motiva ancora di più?
«Sicuramente. L’anno scorso in MX2 mi giocavo i podi con due o tre piloti, in MXGP ce ne sono tantissimi che possono fare bene. Non puoi permetterti di sbagliare, devi essere subito lì e fare tutto nel modo giusto. Mi confronterò con piloti con dieci anni in più di esperienza, tanti titoli e tantissime gare in 450. Da fuori mi sembra proprio un altro modo di correre: ci sono gare dove devi usare molto la testa e vinci grazie all’esperienza. Anche per me servirà tempo per capire come gira la ruota in questa categoria.»
Un’ultima battuta su Jorge Prado, che conosci bene.
«Ci sentiamo spesso, due o tre volte a settimana. Sapevo che stava lavorando bene. KTM gli ha fatto trovare una moto pronta, che gli piace, e lui si è potuto concentrare solo sull’allenamento. Questa è la sua prima vera stagione di Supercross: l’anno scorso aveva pochissime gare sulle spalle. Sta andando forte e ha zittito parecchia gente. Mi fa piacere, è un grande amico e so quanto ha sofferto l’anno scorso: non si meritava tutto quell’accanimento. Non può sempre andare tutto bene, ci sono stagioni negative e stagioni positive. Erano in tanti a puntargli il dito contro, ma sono contento di vederlo di nuovo lì.»
Grazie Andrea!
«Grazie a voi, vi aspetto agli Internazionali d’Italia ad Alghero e a Mantova!»










